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Disinteressati e stressati: l’abisso della “media” un ciclo di scuola da rifare

Ha senso avere una scuola specifica per i preadolescenti, come è la nostra scuola media? Questo è il quesito al cuore della scansione dei cicli scolastici in tutto il mondo. Paesi come l’Italia e la Francia prevedono un ordine intermedio fra la scuola primaria e quella superiore, che riguarda appunto la fascia di età dei preadolescenti, tipicamente fra gli 11 e i 14 anni; per contro, i sistemi scolastici nordici non hanno alcuna soluzione di continuità fra i diversi gradi: gli studenti progrediscono nell’ambito di un unico tipo di scuola, uguale per tutti, e non è prevista una cesura per quelli che escono dall’infanzia ed entrano nella preadolescenza.

Diciamo subito che non esiste alcuna evidenza che un’organizzazione dei cicli sia superiore all’altra. Troppi sono infatti i fattori che determinano le differenze di qualità dei vari sistemi educativi, impedendo così di distinguere i vantaggi specifici dati dalla presenza o meno della scuola media: la preparazione disciplinare e didattica dei docenti, l’attenzione prestata da Stato e famiglie all’investimento in istruzione, le regole di governo del sistema, solo per citarne qualcuno.

Quello che è certo è che i nostri preadolescenti patiscono particolarmente la scuola, anche rispetto ai loro coetanei europei. Lo studio HBSC (Health Behaviour School Children) sui comportamenti dei ragazzi e delle ragazze a 11, 13 e 15 anni, condotto ogni quattro anni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci restituisce un’immagine dei giovanissimi italiani molto simile ai loro coetanei europei per quel che riguarda le relazioni familiari e con gli amici, la salute, gli stili di vita e i comportamenti a rischio, come fumo, alcol e droghe. Solo per quel che riguarda l’atteggiamento nei confronti della scuola gli intervistati italiani si discostano – e molto - dal resto del continente. Nell’ultima indagine del 2014, appena il 12,5% del campione dichiara che la scuola gli piace molto, con una netta prevalenza delle ragazze; ben il 50,8% degli studenti si sente stressato dalla scuola. in quest’ultimo caso, è interessante notare come la percentuali di stressati cresca enormemente durante la scuola media: si passa dal 42% a 11 anni (con una netta prevalenza maschile) al 60% a 15 (con un fortissimo disagio delle ragazze in questo caso). Evidentemente la nostra scuola media è incapace di creare un ambiente favorevole all’apprendimento, appassionando e coinvolgendo i ragazzi.

Il compito non è certo semplice.

Come sanno tutti i genitori, l’età preadolescenziale è la più complessa: dal punto di vista fisico (non si riconosce più il proprio corpo); da quello neurologico (la materia grigia raggiunge il suo apice, si “razionalizza” il sistema delle sinapsi); da quello psicologico (ci si emancipa dalla famiglia); infine, da quello cognitivo (si comincia a passare dal pensiero concreto a quello formale, ma anche a riflettere sulla propria capacità di apprendimento). Il vero e proprio passaggio verso l’età adulta, caratterizzato dalla voglia di scoprire il mondo e dall’insofferenza verso i “grandi” e, come abbiamo visto, la scuola.

Proprio per questo motivo, la scelta italiana di un ponte fra scuole primarie e superiori non sembra di per sé sbagliata. Così come esistono televisioni, siti, giornali dedicati ai preadolescenti, perché non dovremmo avere una scuola specificamente rivolta a questi studenti? Il problema è che non deve essere, come adesso, una specie di liceo in sedicesimo, ma avere insegnanti specializzati in questa fascia d’età, usare strumenti didattici che coinvolgano i ragazzi e li lascino maggiormente liberi di esplorare quello che interessa loro, dedicarsi all’orientamento delle scelte future.


[Numero: 127]