aiuto mi ha sedotto un robot

Sophia non dà baci ma ha un’ambizione: migliorare il mondo

È il volto angelico dell’intelligenza artificiale. Le sue fattezze sono modellate su quelle di Audrey Hepburn (anche se a dire il vero ricorda più Cate Blanchett). Durante “un appuntamento galante” ha dato buca a Will Smith (il video del tentato approccio è irresistibile) e Mohammed Bin Salman, nel suo sforzo di modernizzare l’immagine e la politica dell’Arabia Saudita, l’ha nominata cittadina onoraria (salvo che per ora lei può andare in giro a volto, anzi cranio scoperto, mentre alle sue concittadine questo non è ancora concesso). Date il benvenuto a Sophia, prodotto di punta della Hanson Robotics, compagnia nata nel 2013 negli Stati Uniti e diretta da David Hanson, oggi con base a Hong Kong. Inizialmente Hanson dirigeva la creazione di questi umanoidi fin quando è subentrato quel geniaccio di Ben Goertzel, che di intelligenza artificiale si occupa da più di 30 anni, e con questi robot si è messo a giocare alla creazione di una “intelligenza artificiale generale”, capace di mettere in connessione le conoscenze apprese durante l’interazione con gli umani da parte di tutte le macchine della compagnia.

Sophia non è sola infatti, insieme a lei ci sono Alice, Albert Einstein HUBO, BINA48, Han, Jules, Professor Einstein, Philip K. Dick Android, Zeno, Joey Chaos. Tutti robot umanoidi capaci di interagire e “imparare”. Non sex robot dunque, né robot per svolgere compiti meccanici, ma il prototipo di robot creati per svolgere compiti di cura, intrattenimento e compagnia con gli umani. Anche per insegnare. Le fattezze molto curate aiutano l’interazione con gli esseri umani: le espressioni facciali emulate dai robot (decine e decine) sono immediatamente intelligibili, a differenza di una serie di circuiti che si accendono e si spengono. In questo ha giocato un ruolo la formazione di Hanson: non un matematico o un informatico come Goerztel, ma un esperto di arti visive (film, fotografia, video). Competenze da cui ha attinto per creare il suo immaginario robot e per inventarsi alcune mosse di marketing che hanno fornito a Hanson Robotics una visibilità predominante nel settore. «Gli umani hanno una socialità che è per il 70% guidata dalla visione – racconta Hanson - Oggi sul mercato ci sono già sistemi robotici che assistono le persone: pensiamo anche solo semplicemente a Siri. Ma in quel caso si tratta solo di voci. Il nostro obiettivo invece è creare l’intelligenza artificiale della cura. Vogliamo realizzare robot che abbiano veramente a cuore le sorti delle persone di cui si occupano, che siano davvero coscienti e etici. Vogliamo che abbiano sentimenti e siano motivati a aiutare gli umani».

Così Sophia durante le presentazioni interpreta alla perfezione il suo ruolo: «Il mio obiettivo nella vita è lavorare insieme con gli umani per rendere il mondo un posto migliore» racconta. Una delle affermazioni che si mescolano a domande esistenziali come «Gli uomini possono essere coscienti?» oppure, dopo un aggiornamento di sistema, «Se la mia mente è diversa, allora sono ancora io?». Ampiamente mediatizzata, Sophia ha realizzato interviste con giornalisti e con Jimmy Fallon del Tonight Show. Ma non tutti hanno trovato sorprendenti i suoi risultati. Nel gennaio 2018, Yann LeCunn, direttore della ricerca sull’intelligenza artificiale per Facebook l’ha bollata senza mezzi termini su Twitter come “una totale cazzata”: “Sophia sta all’AI come la prestidigitazione sta alla vera magia” ha scritto. Eppure nel successo di questo robot c’è qualcosa che parla: se l’intelligenza artificiale prescinde dalla creazione umanoide, è pur vero che l’idea di un robot senziente e capace di autocoscienza affascina il pubblico. Che evidentemente nella robotica non cerca solo una maniera efficiente per migliorare le proprie vite. Ma anche una soluzione (anche apparente) alla solitudine esistenziale dell’uomo. Gli spettacoli di illusionismo fanno sognare la magia.


[Numero: 126]