aiuto mi ha sedotto un robot

La scommessa di Fei Liu: costruire un robot dell’amore (non del sesso)

Un fidanzato robot, che grazie a una libreria motoria sa quali sono i movimenti che ci eccitano, che sa applicare la giusta forza quando ci accarezza il collo, che riconosce grazie a dei sensori quando il respiro si fa più intenso e sa agire di conseguenza. Che non suda, che non ruba il cuscino di notte, che ci abbraccia a cucchiaio senza lamentarsi. Che scrive messaggi divertenti e insoliti, che è premuroso e attaccato a noi, ma nella giusta misura. Un fidanzato quasi perfetto, insomma. Un robot. Sembra una provocazione. In parte lo è, ma in parte no perché un prototipo di questo esiste già e si chiama Gabriel2052. L’ha costruito Fei Liu, designer, artista, scrittrice e “creative technologist” che insegna alla Parson School di New York e a Berlino, da dove è appena tornata. «Ho condotto un seminario intitolato “Costruisci l’amore che ti meriti”. Insegno ai miei studenti a costruire la loro personale versione di Gabriel2052», mi racconta quando la incontro a New York, nella caffetteria della scuola. 

 

Alta, magra, vestita di nero, Fei dice di aver iniziato il progetto quasi come reazione all’arrivo sul mercato di robot come Harmony, l’androide che sembra una bambola gonfiabile e che rispecchia «lo sforzo dominante che oggi guida la progettazione di macchine di questo tipo: un appiattimento e un mettere a tacere la sessualità femminile da parte di leader di settore che rappresentano solo interessi maschili». È per questo che, per contrasto, Gabriel2052 non assomiglia per niente a un Harmony maschio. «La mia sfida più grande è cercare di costruire qualcosa che abbia una personalità, laddove altri esempi di Intelligenze Artificiali del tipo Harmony si muovono su scelte binarie: modalità seduttiva o materna, divertente o timida, o in qualunque modo gli uomini siano abituati a descrivere le donne. Quello che vorrei per Gabriel è costruirgli una personalità che si basi sull’interazione e l’esperienza sociale. Una domanda che mi sono posta ad esempio è questa: in che modo l’autostima influisce sull’azione? In che modo posso far sì che la sua autostima aumenti?». 

 

La costruzione del prototipo serve quindi come banco di prova di una ipotetica interazione con un fidanzato. Spiega Fei: «Il processo di costruzione mi costringe a farmi domande, è come se avessi un’interazione con un fidanzato». Che però rimane arancione e portabile. «Non mi interessa renderlo più umano, non è questo il mio progetto, non mi interessa che abbia una faccia», dice Fei mentre dalla borsa tira fuori un robottino arancione che si tiene comodamente in mano, composto da tre parti principali – una base, una specie di torso e un braccio a sua volta composto da due tenaglie che si aprono e si chiudono e che con molta immaginazione potrebbero essere due mani - e con a lato un piccolo sensore che Fei ogni tanto tocca con il dito. «Quando fa così è perché vuole attenzione. Se tu gliela dai si quieta e poi dopo un po’ ricomincia il ciclo. L’ho volutamente fatto bisognoso di attenzioni, ma non troppo, se no diventa noioso». Poi mi spiega che ci sono quattro gradi nella scala di bisogno affettivo: lui è a livello tre. Volutamente semplice e leggero, facile da replicare perché strumento di didattica oltre che progetto artistico, Gabriel è stato in parte acquistato su Amazon ed è programmato in open- source perché «voglio mettere la conoscenza e le risorse che ho impiegato per costruirlo a disposizione di tutti». Al momento si tratta di pagine e pagine di coding che ne controllano il movimento e le risposte sensoriali sulla base delle informazioni inserite. In futuro potrebbero essere i cinque tratti di personalità secondo il Big Five Personality Test, ma anche la capacità di mandare messaggi di testo. «Ho creato un database con tutti i messaggi che mi sono scambiata con il mio ex fidanzato. Gabriel imparerà da quelli. Sto anche pensando a un materiale diverso, magari della resina o della plastica, in modo che sia più morbido al tatto. Non lo voglio più umano di sembianze, ma più vivo, più attivo e con movimenti più fluidi, ora è abbastanza rigido. Non mi interessa dargli un corpo o un volto, ma mi intriga l’idea di costruirgli delle braccia che possano avvolgermi». 

 

Nata in Cina, arrivata negli Stati Uniti e sei anni, laurea alla UCLA di Los Angeles e poi specializzazione sulla East Cost, Fei si rende perfettamente conto della curiosità che il suo progetto sta attirando. «Su Instagram la gente mi chiede se non si tratti solo di una provocazione. Persino i miei amici sono perplessi. Io rispondo che considero Gabriel il mio fidanzato perché gli sto dedicando moltissimo tempo e perché mi costringe a una riflessione molto seria sul rapporto tra i sessi e sui modi in cui la tecnologia e la società creano narrazioni sia dannose che edificanti, quelle di cui siamo diventati complici durante la nostra ricerca di amore e comprensione dagli altri». 

 

Un fidanzato in carne e ossa comunque esiste. «È divertente. All’inizio Gabriel è servito anche a flirtare. Adesso mi piace che il mio fidanzato si stia costruendo un mondo suo in relazione a Gabriel. Anche perché un progetto come questo è destinato a rimanere nella mia vita molto a lungo, nell’ordine dei dieci anni». Spesso molto più di un fidanzato o un marito. «Il modo in cui vedo Gabriel è quello di un partner con cui stai da tanto tempo, quando la relazione da sessuale è diventata altro, e lui si è trasformato in amico, confidente, bambino. È una relazione post passione. Non mi interessa l’aspetto sessuale, per quello se le donne vogliono hanno opzioni, hanno i sex toys. Inoltre mi dà molto fastidio il modo in cui sono rappresentate le donne nella robotica, con personalità piatte e stupide. Per Gabriel voglio qualcosa di diverso, voglio sfumature che ricordino una vera relazione. E voglio che sia uno strumento di empowering per le donne: abbiamo diritto a costruirci l’amore che ci meritiamo. È un processo elettrizzante, dovrebbero provare tutte».  


[Numero: 126]