il vento del nord

Un tappeto verde si stende sul Veneto anche il pubblico impiego ha lasciato il Pd

Uno sconfinato tappeto verde, con qualche spruzzata di colore diverso qua e là: destinato a cambiare in modo drastico la geografia politica del Veneto. A guardare la mappa del primo partito comune per comune, la terra uscita dal voto del 4 marzo risulta un monocolore leghista: la sola eccezione di un certo rilievo è la provincia di Venezia, a prevalenza grillina. L’onda lunga del Carroccio ha finito per sommergere la regione, facendo da traino al successo schiacciante del centrodestra, che col 48 per cento sfiora la maggioranza assoluta. Al derelitto Pd solo il premio di consolazione di essere il primo partito in due dei sette capoluoghi, Padova e Belluno. Con una ricaduta immediata: dopo oltre vent’anni di bicolore forzaleghista, il Veneto torna a presentarsi a tinta unita. Sostituendo il verde-Lega al bianco spinto di una Democrazia Cristiana egemone per mezzo secolo, al punto da far etichettare la regione come “la sacrestia d’Italia”.

Una partita a senso unico, dunque: dove le sole due forze a incrementare i consensi rispetto alle precedenti politiche del 2013 sono state la corazzata di Matteo Salvini, e la nave-appoggio di Giorgia Meloni; perfino l’incrociatore battente bandiera 5 Stelle ha dovuto registrare una flessione. La Lega, in particolare, ha addirittura triplicato il proprio patrimonio: cinque anni fa (quando peraltro il partito era stato appena investito dal ciclone della caduta di Bossi), in Veneto si era fermata al 10 per cento; stavolta balza al 32, incrementando i consensi da 310 mila a 920mila voti. E soffia benevolo il vento anche nelle vele di Fratelli d’Italia, saliti dall’1,5 al 4,2, e da 44 mila a 120 mila voti.

In questa navigazione trionfale del centrodestra, risulta in stridente controtendenza l’andamento di Forza Italia: il partito che aveva spopolato in Veneto, governando per quindici anni ininterrotti la Regione con Giancarlo Galan, quasi dimezza i consensi, precipitando dal 19 al 10 per cento, e da 550mila a 300mila voti. Al trionfo leghista hanno dovuto pagare dazio anche i pentastellati. Cinque anni fa, il Veneto li aveva premiati con il 26 per cento e 770mila voti, assegnando loro il ruolo di prima forza, distanziando il Carroccio di ben 16 punti. Stavolta, pur rimanendo rilevanti, scivolano al secondo posto e cedono consensi, fermandosi al 24 per cento e a 690mila voti. In ogni caso, i due protagonisti indiscussi delle elezioni del 4 marzo oscurano pesantemente il centrosinistra, e in particolare il Pd: nel 2013 era risultato pur sempre il secondo partito in Veneto, con il 21 per cento e 630mila voti; oggi sprofonda al 17, con 480mila voti.

È un Veneto a netta trazione leghista, dunque, quello che esce dal check-up elettorale di marzo. Che allarga la sua platea di consensi, sottraendo voti al Pd nel suo bacino tradizionale del pubblico impiego, e raschiando quello grillino di casalinghe e disoccupati. Assumendo così un ruolo egemone, che riduce il partner di Forza Italia a un comprimario: già oggi, in alcuni Comuni, il centrodestra porterebbe via il mazzo anche senza l’apporto azzurro, relegando i forzisti all’opposizione.

Un dato politico che sta avendo da subito delle ricadute: a primavera si voterà in una serie di comuni, tra cui due capoluoghi, Treviso e Vicenza. Per i quali la Lega chiede una revisione degli accordi presi a inizio anno, ritenendoli troppo favorevoli per gli azzurri. Tra due anni poi si voterà per la Regione, e nel Carroccio c’è chi già all’indomani del voto ha messo in campo l’idea di una corsa in solitario, contro tutti. Favorita da un aspetto significativo: la via veneta al leghismo ha il volto rassicurante di Luca Zaia, che il popolo delle partite Iva, asse portante della regione, vede con molta più simpatia del muscolare Matteo Salvini. E che ha appena portato a casa un primo risultato concreto nella battaglia per l’autonomia. C’è chi lo vorrebbe a Roma come premier; ma i veneti, con questo voto, hanno premiato soprattutto lui. Chiedendogli di restare a Venezia. E senza scomodi alleati.

*Giornalista, ha lavorato al Resto del Carlino, al Mattino di Padova e al Gazzettino, attualmente editorialista dei quotidiani locali del gruppo Gedi


[Numero: 118]