il vento del nord

Son diventati poveri i borghesi: qui abbiamo perso anche le clientele

Pietrangelo Buttafuoco cammina per Catania, la sua città, e un signore mite lo avvicina chiedendogli: «Lei che va spesso in televisione, non è che riuscirebbe a trovarmi un lavoro. Potrei fare l’autista di qualcuno importante». Pietrangelo Buttafuoco riceve due chiamate a settimana dai suoi parenti: gli comunicano le persone venute a mancare. Solo ogni tre quattro mesi la telefonata porta la notizia sorridente di una nascita.

Scrittore, giornalista, intellettuale abituato a leggere i fatti attraverso piani inclinati che spesso raccontano la realtà da altre angolazioni, si interroga su quella che, una volta, si sarebbe chiamata la questione meridionale. Vista da Sud la rivoluzione del 4 marzo non ha le stesse caratteristiche delle analisi passate in giudicato in questi giorni. «Il reddito di cittadinanza è una tesi grossolana e consolatoria. Qui sono venute meno due condizioni: le buone intenzioni della Sinistra e la scomparsa, quasi del tutto, delle clientele. Siamo stati spesso solo un granaio elettorale, ma in passato siamo pure stati il laboratorio di molti esperimenti politici più o meno pittoreschi: lo strapotere Dc negli Anni Settanta e Ottanta o il 61 a 0 di Berlusconi. E immancabilmente per capire questi fatti si evocava la parola mafia. C’è un paesino che ne è lo specchio perfetto: Ciaculli, qui a ogni vittoria elettorale giornalisti farlocchi venivano a raccontarci del voto di scambio e di altre malefatte. Ora che qui hanno fatto il pieno i 5 Stelle bisogna per forza cambiare i vecchi schemi».

Ecco i grillini che colorano di giallo il Sud, un’avanzata prevedibile ma non prevista in queste dimensioni. Un’avanzata che i politologi faticano a inquadrare: «È franato tutto, bisogna ricorrere all’unico strumento utile in questi casi: la realtà, basarsi solo su questa. C’è un detto al mio paese che dice: è il morto che ti insegna a piangere».

La lezione del defunto non lascia spazio a dubbi: «C’è un blocco sociale fatto di madri sole, padri disoccupati, partite Iva proletarizzate che per una volta non hanno chinato il capo, hanno alzato gli occhi e urlato il loro voto. Senza aspettare le clientele, ma con una voglia di cambiamento che viene dalla pancia, dalla fame, quella vera non metaforica. In mezzo a questa tempesta sono cadute storiche famiglie politiche moderate: pezzi di Pd che pure qui avevano nomi e tradizione, gli eredi della Dc spesso transitati in Forza Italia, tutti spazzati via dalle onde del malcontento».

Cambia il lessico con Buttafuoco e il vocabolario ha un profondo senso politico: «Non li dobbiamo più chiamare movimenti populisti, ma popolari. Di Maio è percepito come un vecchio democristiano di quelli ai quali potevi affidarti e che ti rassicurava. Ho letto di recente una bella intervista a Calogero Mannino, uno lucido su queste questione, dove diceva che i 5 Stelle sono i figli naturali dello Scudocrociato».

Anche Buttafuoco però non scappa dalla crisi economica: «I dati sulla povertà sono terribili. Ma, lo dico con un’espressione brutta purtroppo vera, il povero è abituato a essere povero, il borghese no. Ed è dalla borghesia medio piccola che è partito questo tsunami. E quelle della borghesia sono le rivolte più feroci e violente. Io temo che i 5 Stelle saranno solo un palliativo, prima o poi la bomba sociale esploderà e niente sarà più come prima. Questi vogliono lavoro, vogliono vita vera e quando vedono i loro figli partire soffrono: se passeggi nei nostri paesi vedi solo vecchi, donne e bambini, come se fosse passata una guerra. La politica ha risposto solo con promesse e retorica, ignorando che ormai le parole non hanno più alcune senso in questa parte d’Italia».

L’ultimo pensiero però non è una bandiera bianca, nel vento soffia la speranza che non abbandona lo scrittore: «Io non mi arrendo bisognerebbe che la politica rinunciasse alla retorica e riprendesse a camminare passo dopo passo, riempiendo il bicchiere goccia dopo goccia con provvedimenti veri, mirati, contro la burocrazia per esempio. Per rinascere bisogna restare inchiodati alla realtà e ai bisogni delle persone. Ecco il mio sogno concreto».


[Numero: 118]