il vento del nord

Il Nord, l’Italia

Nord e Sud, ci risiamo, l’eterna questione meridionale si specchia nella questione settentrionale. Niente di nuovo? No, l’impressione è che questa volta ci sia qualcosa di irreversibile, un cambio di paradigma, un taglio orizzontale che attraversa destra e sinistra, o quel che ne restava. Nomi e simboli svuotati. C’è una dinamica, in questo risultato elettorale del 4 marzo, che solo formalmente si ricomporrà nell’accordo che dovrà portare a un’alleanza di governo, per quanto inedita e fragile possa apparire. Uno strappo si è consumato e quando questo accade, nelle società di ogni tempo, non è mai un pranzo di gala, le buone maniere sono un lusso residuale, tocca mettere gli scarponi. Cresce la povertà nella Milano che appare opulenta e alla moda come non accadeva da anni. Ci dice (a pagina 2 di questo Origami) monsignor Bressan della Caritas ambrosiana che l’uomo non avanza se mette da parte l’uomo.

Povertà non è solo il contrario della ricchezza, ma è mancanza di presente e di avvenire, insicurezza o sensazione di insicurezza, perdita di orizzonte individuale che diventa quel disorientamento collettivo che ha colpito al cuore soprattutto il ceto medio della vasta provincia settentrionale. Il patto unitario è irriconoscibile, il viluppo di burocrazia e di ipocrisia istituzionale non è più sopportabile, la cornice è saltata. Come dice Lella Costa nella bella intervista a Egle Santolini (pagina 5-6) è “calata una saracinesca”. Ma attenzione, perché in tutto ciò c’è un’energia vitale, per quanto confusa. È una spinta che non va respinta con altezzosa superbia ma che ne chiede un’altra altrettanto vigorosa per tradursi in un nuovo fattore di sviluppo. È questo il vento del Nord fotografato dal voto. Si può raccogliere celebrando riti pagani con il rosario in mano o affermando con convinzione la razionalità del galateo repubblicano. La questione settentrionale è la questione italiana.


[Numero: 118]