il vento del nord

Il modello austriaco per la Lega: “Eine Katastrophe” o una possibilità?

Se gli stessi italiani sono in difficoltà a comprendere la politica nel loro Paese, figuriamoci gli austriaci. I nostri vicini di casa sono abituati ad avere a che fare solo con tre o quattro partiti (come nelle recenti elezioni per il Landtag in Carinzia) o con cinque al massimo (come quelli presenti nel Parlamento nazionale), non con una cinquantina. «Spero di riuscire a chiarirvi qualcosa – scriveva Gianluca Wallisch, corrispondente da Roma del quotidiano viennese Der Standard , aprendo una chat online con i lettori del suo giornale dedicata al dopo elezioni in Italia – ma vi voglio subito avvertire: non solo voi, anche noi giornalisti e gli stessi politici dobbiamo frugare nella nebbia».

L’Italia, per antonomasia il Paese del sole dove gli austriaci amano andare in vacanza, diventa il Paese della nebbia quando si parla di politica. «Molti mi chiedono cos’è successo – osserva Paolo Rondo Brovetto, docente di public management all’Università di Klagenfurt – e io non riesco a spiegarglielo. Per loro è inconcepibile che un movimento come i 5 Stelle sia balzato dal nulla al 35% o che Berlusconi, uno dei pochi politici italiani di cui ricordano il nome, sia tornato sulla scena. Qui in Austria, come in tutte le democrazie occidentali, è tradizione che, quando uno perde, se ne vada e non torni più».

Lo conferma Stefan Winkler, responsabile della redazione esteri della Kleine Zeitung di Graz: «Gli austriaci non riescono a comprendere come Berlusconi, scomparso completamente, sia riapparso di nuovo come uno spettro. Un leader politico che ha buttato via i vent’anni in cui era al potere, senza attuare le riforme annunciate. Se ha fatto la sua ricomparsa significa che c’era uno spazio vuoto da riempire».

Un vuoto determinato innanzitutto dalla sconfitta della sinistra, «incapace di far fronte a personaggi come Grillo o Salvini, perché non più unita da vent’anni, ripiegata su se stessa e non attenta alle grandi sfide che l’Italia dovrebbe affrontare, a cominciare da quella del debito pubblico».

Riuscirà ad affrontarle il M5S? «Il partito di Grillo – risponde Winkler – assomiglia alla destra austriaca. C’è lo stesso populismo. Sono movimenti che hanno un ruolo all’opposizione, lo abbiamo visto in tutta Europa. Dobbiamo chiederci se non sia meglio che vadano al governo, dove dovranno fare i conti con la realtà, dove troveranno problemi che non si possono risolvere con gli slogan. Noi in Austria lo abbiamo sperimentato 17 anni fa, con il primo governo di centrodestra, il cosiddetto “governo della svolta”. Ne stiamo scontando ancora le conseguenze: ci sono rimasti i debiti di Hypo Bank. Ma anche da noi la gente dimentica rapidamente».

Winkler, che ha maturato una lunga esperienza da corrispondente a Bruxelles ed è un attento osservatore delle vicende italiane, è convinto che i 5 Stelle o la Lega debbano andare al governo. «Solo così saranno costretti a farsi carico delle responsabilità. Se resteranno all’opposizione, diventeranno sempre più forti».

Abbiamo interpellato al telefono Winkler mentre si trovava a Strasburgo, per seguire l’incontro tra Matteo Salvini e Harald Vilimsky, capo della delegazione dell’Fpö all’Europarlamento, dove ha potuto toccare con mano la vicinanza tra il partito della destra populista austriaca e il leader della Lega. «Una vicinanza - ci fa osservare a sua volta Brovetto - che solo gli osservatori austriaci più attenti sono riusciti a notare. Ora che Salvini ha tolto il Nord alla Lega e l’ha traghettata dall’indipendentismo all’estrema destra le coincidenze con la destra austriaca sono evidenti». Del resto lo ha dichiarato lo stesso Heinz-Christian Strache, leader dell’Fpö e vicecancelliere, per sottolineare le distanze con altri partiti nazionalisti del gruppo parlamentare europeo di cui fa parte: «Se cercate qualcuno simile a noi, questo è la Lega». Una vicinanza interpretata con preoccupazione da Othmar Karas, capogruppo dei popolari austriaci all’Europarlamento, l’unico a essersi espresso pubblicamente, che non ha esitato a definire «eine Katastrophe» per l’Ue il risultato del voto in Italia.

Il cancelliere Sabastian Kurz, a cui i giornalisti avevano chiesto se avesse già telefonato a Salvini o Di Maio, ha risposto che chiamerà «solo nel momento in cui ci sarà il nuovo presidente del consiglio».

*Giornalista esperto in questioni transfrontaliere, in particolare italo-austriache, scrive peril MessaggeroVeneto e il Piccolo di Trieste


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