Mediterraneo il nuovo Mar Giallo

Una darsena che si chiama “Europa”: in cinque anni si decide la scommessa

Chen Shiping e Kenny Song, presidente del colosso statale China Railway International l’uno e finanziere privato con base fra Londra e Cayman l’altro, appena prima di atterrare all’aeroporto di Pisa hanno visto duemila piedi sotto il Boeing l’oggetto del loro desiderio: la futura Darsena Europa del porto di Livorno, prima ancora che sia costruita davvero. Hanno visto i piazzali delle vasche di colmata riempiti con i sedimenti dragati dai fondali: ci sarà da consolidarli e infrastrutturarli con una operazione da 660 milioni di euro ma è lì che nascerà l’espansione a mare del porto di Livorno.

Come un Marco Polo alla rovescia, i due “esploratori” cinesi sono arrivati a Livorno dopo esser stati a Roma dal ministro Graziano DelRio insieme a Enzo Raugei, gran capo dei portuali labronici. Livorno non figura finora fra gli scali di cui le autorità di Pechino si interessano, però rientra in uno schema infrastrutturale che ne fa l’unico porto che potrà instradare via ferrovia i container su entrambe le direttrici che bucano le Alpi: entro il 2022 sarà ultimato il network dei maxi-trafori di Lötschberg, Gottardo e Monteceneri in territorio svizzero e presto il Brennero sarà adeguato alla dimensione dei treni-container. Già dal dicembre 2016 i container arrivano via treno direttamente in Darsena Toscana ed è in realizzazione lo scavalco che trasformerà in una “banchina lunga” retroportuale l’interporto di Guasticce dentro una piana che vale milioni di metri quadri di spazi insediativi già urbanizzati.

Tutto si basa sull’aggancio all’Alta Velocità versione cargo all’altezza di Firenze. Logico che l’Autorità di sistema portuale si batta perché, a più di cento chilometri dalle banchine di casa propria, le gallerie appenniniche della Prato-Bologna vengano adeguate alle merci containerizzate. La direttrice c’era già fin da quando l’export del distretto emiliano delle piastrelle si serviva del porto di Livorno. Ora si punta più in là: al Nord Est e al Sud Germania.

Detto così, sa di una sparata propagandistica. «No, è semmai il ring su cui ora si gioca il match della competizione», dice Nereo Marcucci, presidente nazionale di Confetra, organizzazione che raggruppa oltre 30mila imprese del settore. «La barriera alpina - aggiunge - ha impedito ai porti italiani di diventare la porta di accesso al mercato europeo per le merci in arrivo via Suez. Però era anche lo scudo del mercato nazionale: non c’è più». Tradotto: potremo andare alla conquista d’Europa ma, attenzione, la portualità del Northern Range sbarcherà qui a caccia di clienti. Già adesso Rotterdam imbarca così tanto made in Italy da farne il sesto porto “italiano”.

C’è anche un altro ultimatum, l’ha messo nero su bianco l’Ocean Shipping Consultants: o il porto di Livorno si sbarazza delle strozzature fisiche o in 15-20 anni si ridurrà a scalo locale da 120mila teu annui, un sesto di adesso. Per evitarlo la Regione Toscana mette sul piatto una cifra record (12,5 milioni annui per un ventennio) così da far uscire dai sogni belli e impossibili il progetto dell’espansione a mare.

Ma Stefano Corsini, presidente dell’Authority, dice anche: «Ci vorranno cinque anni buoni, bisogna arrivarci vivi». Come? Forzando i limiti del porto: col dragaggio di fondali e col microtunnel che permetterà di allargare il canale d’ingresso. L’ordinanza della Capitaneria sposta un po’ più in là le limitazioni all’accesso di grandi portacontainer. Risultato: i test con le navi Msc hanno mostrato che a Livorno entrano anche quelle da 9mila teu. La prima volta era presente Gianluigi Aponte, l’armatore numero due al mondo. E alla conquista della banchina di fronte, il terminal Tdt, sono arrivati i grandi fondi Infracapital (britannico) e Infravia (francese). Tutti con gli occhi puntati sulla maxi-Darsena che verrà.

Per arrivarci vivi c’è, comunque, anche un altro segreto: consolidare gli altri tasselli nel puzzle dei traffici. Oltre al primo posto nelle “autostrade del mare”, non c’è sistema portuale che superi Livorno-Piombino in fatto di traffico passeggeri: 9,8 milioni nel 2017. Compresi 4mila croceristi cinesi.


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