Mediterraneo il nuovo Mar Giallo

Merce pellegrina

Il porto è la chiesa cattedrale della Merce, e la Merce se vuole andare nel suo paradiso deve visitarlo almeno una volta nella sua vita. Essendo la religione della Merce una religione universale, le sue cattedrali sono sparse in tutto il mondo, ed è uno status così prestigioso quello di cattedrale della Merce che se ne contano ben poche per ogni continente, certo ci sono cappelle e oratori sparsi qua e là, adatti per una preghiera e un servizio propiziatori, ma è alla cattedrale che aspira lo spirito della Merce anelante alla vita eterna. È la sua una fede talmente antica e radicata che le sue cattedrali si ergono su stratificazioni millenarie e ritualità di complessità babilonica, si celebra tuttora in navate fondate in epoca romana mentre già si sacrifica su altari innalzati in era neo digitale, la gerarchia dei chierici è sterminata e al profano inintelligibile, la lingua liturgica arcana e iniziatica. Come Notre-Dame di Reims, come Santa Sofia di Costantinopoli, come San Basilio di Mosca, come ogni grande cattedrale, un grande porto dura oltre le epoche e il volgere degli umani destini, lo spirito della Merce vive nella prospettiva nell’eterno e se un porto ha buone fondamenta non c’è sussulto scismatico che possa diromperlo, ogni nuovo porto si fonda su un porto sepolto, un porto insabbiato è un errore mortale dei suoi fondatori non dei suoi conservatori, i secondi possono solo macchiarsi di bestemmia idolatra. Oggi si presume che l’alto clero portuale celebri secondo il Nuovissimo Testamento Algoritmico e piamente la Merce vi si attenga, ma ciò che appare ovvietà è bene che non tragga d’inganno, il mistico pellegrinaggio della Merce alla volta delle sue cattedrali abita tuttora nel cuore dei primordiali elementi, gli ingovernabili mari e venti e stagioni, e ancora non esiste algoritmo abbastanza potente che possa sottrarla alle loro irriducibili potestà.


[Numero: 116]