Mediterraneo il nuovo Mar Giallo

Dall’impero austro-ungarico a New York. Cento anni dopo, cambia il modello

Con l’ingresso di Monfalcone nell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico orientale e i suoi quattro milioni e mezzo di tonnellate di merci che si aggiungono ai quasi 62 milioni che movimenta lo scalo del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, Trieste ritorna nella top ten dei porti europei. Accade a cent’anni dalla sua uscita dall’élite continentale avvenuta nel 1918 con il disfacimento dell’Impero austro-ungarico. Va detto che dei 62 milioni totalizzati nel 2017, più di 42 sono di petrolio. Al terminal della Siot dove arrivano 500 petroliere all’anno viene pompato il greggio che rappresenta il 100% del fabbisogno della Baviera e del Baden-Württemberg, il 90% dell’Austria e il 50% della Repubblica Ceca. Ma quasi tutti gli altri settori danno segnali importanti. La crescita più significativa nell’intermodalità. In Italia, Trieste ormai non ha rivali come porto ferroviario: l’anno scorso ha movimentato 8.681 treni e quest’anno supererà quota 10mila. Ne farà 210 a settimana e metterà nel mirino addirittura Rotterdam che fino a poco anno fa era un marziano, ma adesso pare a portata di mano con i suoi 250. Un reticolo di collegamenti raggiunge infatti dalla Venezia Giulia le principali località dell’Europa centrale e orientale.

A Trieste è in fase di realizzazione la più importante opera marittima che si sta costruendo in Italia. È la Piattaforma logistica che con il contiguo Scalo Legnami costituirà un megaterminal da 27 ettari dove movimentare sia merci varie che container. La cordata Icop costruzioni, Parisi, Cosmo Ambiente e Interporto Bologna ha vinto l’appalto, ma i rumors segnalano interessi di importanti investitori a partire dai cinesi: la stessa Pechino ha indicato in Genova e Trieste i principali hub italiani della nuova Via della seta. Qui la prima nave dovrebbe arrivare nell’estate 2019. Entro settembre partiranno i lavori per allungare di 100 metri, su 400 di larghezza, il terminal container del Molo Settimo. L’investimento è di 92 milioni su 188 già programmati. Con una banchina lunga 870 metri, Trieste sarà l’unico porto del Mediterraneo a poter operare contemporaneamente su due megaportacontainer da 14mila teu e cercherà di cavalcare l’onda del gigantismo navale. Quest’anno il Molo Settimo ha ampiamente superato il muro prima mai valicato del mezzo milione di teu che sono divenuti 600mila considerando anche gli altri terminal.

La più affollata autostrada del Mediterraneo dei traghetti ro-ro è quella che collega la Turchia a Trieste che rappresenta la principale porta d’ingresso delle merci del Paese asiatico in Europa. Tre sono i terminal dedicati dove le famiglie triestine Samer e Parisi hanno mantenuto quote di minoranza cedendo alle potenti compagnie della Mezzaluna la maggioranza. Da qui partono treni che, oltre alle consuete località, raggiungono anche Kiel in Germania per proseguire fino in Svezia e Zeebrugge in Belgio per raggiungere la Gran Bretagna.

Ma il porto di Trieste si pone ora l’obiettivo, grazie al regolamento emanato dal governo sulle sue Aree franche, di coniugare logistica e manifattura ed essere un volano non solo per i traffici, ma anche per l’industria di un’area vasta. Secondo le stesse parole del presidente dell’Authority, Zeno D’Agostino il modello è nientemeno che il porto di New-York. «Sarà possibile – spiega D’Agostino - perché a Trieste ci sono i Punti franchi dove è possibile svolgere con una serie di facilitazioni anche la trasformazione di merci, perché sta nascendo il nuovo Consorzio che sostituirà il vecchio Ente zona industriale, e perché c’è un sistema portuale che non comprende soltanto lo scalo marittimo e gli interporti, ma anche le aree industrializzabili e che è coordinato da un unico soggetto, cioè l’Autorità di sistema portuale, il che costituisce una caratteristica non solo estremamente interessante, ma forse unica al mondo. Pensare che portare il lavoro fuori dal porto danneggia il porto – continua il presidente - era una delle cose che sentivo dire quando sono arrivato, ma è un’asserzione che è stata totalmente smentita. È invece provato che più lavoro porto fuori dal porto, più il porto lavora». E così l’Interporto di Fernetti sul Carso triestino ha acquisito due padiglioni di Wartsila dove si insedierà tra gli altri una società affiliata alla Msc di Gianluigi Aponte e anche l’Interporto di Cervignano, in Friuli è rinato a nuova vita soprattutto grazie a un traffico di automobili Renault.


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