Mediterraneo il nuovo Mar Giallo

Allearsi con i cinesi per diventare più credibili nella Ue

Non appare casuale, oggi, che il destino del porto di Genova, il più grande e importante sbocco a mare italiano, si decida tra le antiche mura di Palazzo San Giorgio, austera sede dell’Autorità portuale che un tempo fu prigione di Marco Polo. Fu qui che l’ambasciatore veneziano dettò a un compagno di cella, Rustichello da Pisa, le memorie del suo viaggio lungo la Via della Seta, dando vita a quello che in futuro diventerà “Il Milione”.

Settecento anni più tardi, Genova e le sue banchine non hanno smesso di guardare a Est. Il principale terminal portuale cittadino, il Voltri Terminal Europa (Vte), è gestito dal gruppo Psa di Singapore; dei primi dieci porti collegati con Genova, tre sono cinesi (Shanghai, Hong Kong e Ningbo), uno è Singapore, uno sud-coreano (Busan), uno – Port Kelang – malese; in città ha il suo quartiere generale il colosso cinese Cosco, quarto gruppo armatoriale al mondo con una flotta di 344 portacontainer e futuro padrone di casa a Vado Ligure, dove fra meno di due anni entrerà in servizio una nuova mega-piattaforma portuale.

È per questo che parlare di “Belt and Road”, di nuova Via della Seta, a Genova è più facile che altrove. «Paura dei cinesi? Io penso che l’arrivo di capitali a Genova sia un fatto positivo, e positivo deve essere il nostro atteggiamento», dice Marco Bucci, sindaco di centrodestra con un’esperienza da manager negli Stati Uniti. «Di fronte a un’operazione come quella della Belt and Road, non hai alternative: o fai la guerra, o cerchi una negoziazione vincente per entrambe le parti. Mettiamoci nei panni dei cinesi: hanno individuato il Pireo come miglior punto del Mediterraneo, investendoci sopra massicciamente. Poi si è scoperto che da quel porto è difficile raggiungere il centro dell’Europa, perché manca l’infrastruttura. Noi invece siamo alla base del corridoio per Rotterdam, e lo saremo di più quando sarà ultimato il Terzo valico. Non dobbiamo sentirci né meglio, né peggio dei nostri interlocutori. Mettiamoci sullo stesso piano: negoziamo la nostra tecnologia, la capacità di gestire business e relazioni con la loro capacità di investimento».

Un approccio, quello del sindaco, figlio di una convivenza tra affari locali e investitori cinesi che fino a oggi non ha creato problemi. «Quando Cosco e China Shipping hanno fuso le rispettive attività – conferma l’agente marittimo Augusto Cosulich, storico rappresentante di Cosco in Italia – non solo non ci sono stati licenziamenti: siamo riusciti addirittura ad assumere nuove persone. Da imprenditore, non ricordo un merger che abbia avuto un esito del genere».

Paolo Signorini, presidente dell’Autorità di sistema portuale, parla di «una rivoluzione mondiale appena iniziata». «E Genova, di questa rivoluzione, sarà protagonista. Intendiamoci: il record di traffici è certo merito della comunità imprenditoriale genovese, ma è la prospettiva futura che vorrei ci guidasse nel nostro lavoro. Non è un caso che il vice premier cinese sia venuto in visita a Genova, e non è certo una coincidenza che abbia chiesto di visitare il porto. Però non sarà tutto e subito. Le logiche di investimenti di questi grandissimi gruppi mondiali, si poggiano sulle certezze che noi dobbiamo essere capaci di garantire». Allearsi con i cinesi per essere più credibili anche agli occhi dell’Europa. Questo è il primario obiettivo di Genova. «Sono stato in Svizzera recentemente, c’è grande interesse per il nostro porto» dice Signorini. «In Svizzera hanno fatto tanti investimenti per togliere i camion dalle strade e incentivare l’utilizzo della ferrovia. Ora che gli incentivi stanno progressivamente calando, gli operatori cercano i volumi per rendere quegli asset sostenibili economicamente». E quei volumi potrebbero arrivare dal porto genovese. Chi ha chiara la situazione è Marco Gosso, a.d. di Mercitalia (gruppo Fs): «C’è un rischio di sopravvivenza. Se non vogliamo che quella cinese diventi un’invasione, dobbiamo farci trovare preparati». Mercitalia sta cercando partner per radicarsi nel porto di Genova. E cavalcare l’onda asiatica trasportando su rotaia la merce che viaggerà lungo la nuova Via della Seta.


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