18 anni il bello comincia adesso

Tutankhamon: un faraone, un dio, un immortale, un diciottenne

«Per un momento rimasi senza fiato per lo stupore e quando Lord Carnarvon, al colmo della curiosità, mi chiese ansioso se riuscivo a vedere qualcosa, tutto quello che riuscii a rispondere fu: ‘Sì, cose meravigliose”».

È il novembre del 1922, siamo in Egitto, nella Valle dei Re, nei pressi dell’odierna Luxor, queste sono le parole di Howard Carter e le cose meravigliose di cui si parla sono quelle contenute nella tomba del faraone Tutankhamon.

Poco più di un anno dopo – gennaio 1923 – secondo l’Illustration, un giornale dell’epoca, Tutankhamon era diventato «l’uomo più popolare della Gran Bretagna». Da quegli anni la sua notorietà non ha fatto che aumentare e il giovane sovrano è diventato il faraone più conosciuto di tutti i tempi, come testimoniano i numerosi film e le serie tv che gli sono stati dedicati.

Una domanda apparentemente semplice, dunque: come può un uomo diventare leggenda? Se la figura del faraone era divinizzata, il che certamente contribuiva alla creazione del mito, questo faraone in particolare aveva un’altra caratteristica che lo rese agli occhi dei posteri una figura indimenticabile: la giovinezza. Il faraone morì a soli 18 anni.

Questo basterebbe a meravigliarvi: un faraone ricco e potente, morto in giovane età, un incredibile tesoro rinvenuto a distanza di secoli e una catena di morti inspiegabili legate alla scoperta della tomba (ma quella della “Maledizione del faraone” era una fake news, ve lo assicuro!). Una storia ‘perfetta’. Ma vi invito a fare un ulteriore passo nella meraviglia. Vi invito a superare quel momento in cui penserete: ‘aveva diciotto anni come me’. Proviamo insieme a capovolgere la prospettiva e a pensare invece a quanto erano diversi i suoi diciotto anni rispetto ai nostri, ai vostri.

Per prima cosa il nome completo di Tutankhamon era Nebkheperura Tutankhamon, anzi, alla sua nascita il nome era Tutankhaton per sottolineare l’adorazione al dio Aton, il disco solare; e per quanto anche oggi si diano nomi bizzarri pochi di noi si chiamano come un Dio e ancora meno sono adorati alla stregua di un Dio. Tutankhamon sì. Salì al trono a nove anni e probabilmente pochi anni dopo si sposò. Aveva nelle sue mani il governo dell’Alto e del Basso Egitto, era a capo di un esercito. Alla sua morte fu accolto in una tomba composta da una camera funeraria, da un’anticamera e dalla camera del tesoro. Il suo corredo funerario era talmente vasto da occupare tre stanze. Una vita diversa, un’epoca lontana: se la storia di Tutankhamon può servire a qualcosa, se la Storia in generale può darci un insegnamento è quello di educare alla diversità, a generare interesse per l’alterità.

Un Altro nel tempo e nello spazio: lasciatevi incantare da luoghi e da esseri umani lontani. E se volete un indirizzo per iniziare il vostro viaggio nel tempo posso darvi questo: Il Cairo, piazza Tahrir, Museo delle Antichità Egizie. Cercate nelle sale la maschera del faraone, osservate l’oro, gli intarsi di gemme e vetri colorati, il copricapo Nemes con il cobra Wadjet e l’avvoltoio Nekhbet. Girate attorno alla maschera, cercate l’iscrizione: si tratta di un passo del Libro dei Morti, una sorta di guida che il defunto aveva in dote: sono le istruzioni per muoversi nell’Aldilà e per superare le prove che lo attendono. Avrete davanti a voi un faraone, un dio, un immortale. Un diciottenne.


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