invasione dei droni

Dieci anni di DJI: la riscossa dei droni la guida la Cina

Apre oggi a Milano il secondo store monomarca in Italia per la DJI, leader di settore nella costruzione di droni: 7 su 10 tra quelli che popolano i cieli sono del marchio di Shenzen.  

 

 

Il mercato dei droni lo scorso anno è cresciuto del 60 per cento in unità vendute e del 36 per cento in fatturato, arrivando a 4,5 miliardi di euro, secondo la società di ricerca Gartner. Quest’anno il fatturato globale potrebbe raggiungere i 6 miliardi di euro, in aumento del 39 per cento in unità. I dati sono spesso discordanti, ma su due punti sembrano concordare tutti: quello delle macchine volanti comandate a distanza è un business in crescita rapidissima, e il più grande produttore è DJI.  

«I nostri apparecchi sono progettati e costruiti in Cina - spiega Martin Brandenburg, Managing Director, DJI Europe - Il 25 per cento circa dei nostri 13.000 dipendenti sono impiegati nella ricerca e sviluppo. Abbiamo anche centri di R&S negli Stati Uniti e in Giappone». Oggi con modelli come Phantom e Mavic Pro, l’azienda di Shenzhen si è affermata come leader di mercato, specie per i droni sopra i 500 euro, quelli che pur rimanendo destinati al mercato consumer non sono più semplici gadget. Ma che si fa con un drone? «DJI è leader globale nello sviluppo e nella produzione di tecnologie innovative per drone e telecamere per uso commerciale e hobbystico.  

 

Abbiamo clienti nei settori più vari, dalla produzione cinematografica all’edilizia, dalla risposta alle emergenze all’agricoltura, e siamo entusiasti di vedere come queste industrie stanno innovando con i nostri prodotti», prosegue Brandenburg. Sono stati usati droni DJI per monitorare le balene in mare e fornire aiuto in caso di inondazione, e l’azienda ha anche vinto un Emmy per il contributo tecnologico dato al cinema e alla tv con i suoi droni, usati ad esempio in serie televisive popolari Better Call Saul e Game of Thrones. «Forniamo le riprese aeree anche per molti sport in tutto il mondo, tra cui il WRC World Rallye Championship», racconta Brandenburg. 

 

Ma qual è la limitazione tecnica tecnica più importante da superare per il futuro dei droni? «Le batterie sono il limite tecnico più grande per i droni di oggi in quanto c’è sempre un compromesso tra capacità, peso e tempo di volo», dice Brandenburg. E infatti i tempi di volo bassissimi, si arriva al massimo a mezz’ora con una sola batteria. A rallentare la rivoluzione dei velivoli a pilotaggio remoto, però, non sono tanto le batterie, quanto le leggi: oggi in Italia per guidare un drone per uso professionale bisogna essere maggiorenni, aver frequentato un corso ed essere in possesso di un patentino rilasciato dall’Enac.  

 

«Il potenziale del mercato europeo dei droni è effettivamente ostacolato dalle diverse norme nazionali - osserva Brandenburg - Condividiamo l’obiettivo dei responsabili politici di regolamentare il mercato per garantire la sicurezza, ma riteniamo che questo processo debba essere perseguito a livello europeo e internazionale per sviluppare standard comuni che vadano a beneficio degli operatori e dei produttori. Accogliamo con favore il lavoro svolto dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) negli ultimi mesi per armonizzare le norme comunitarie». Intanto, DJI ha già introdotto alcune funzionalità di sicurezza e protezione che potrebbero essere utilizzate a livello globale, come il ritorno automatico al sistema alla base o la funzione geofencing, che consente di limitare l’area di volo entro un certo perimetro.  

 

«Poco più di dieci anni fa, Frank Wang e tre suoi amici fondarono DJI per condividere il dono del volo con chiunque avesse un’idea creativa da portare in alto. E vogliamo continuare a tenere i cieli aperti all’innovazione e alle nuove prospettive del mondo che si aprono con i droni», conclude con un certo afflato lirico Brandenburg. Il sogno di Wang, novello Icaro che arriva dalla Cina, oggi è a portata di tutti: sette droni su dieci nel mondo sono marchiati DJI, e di recente l’azienda ha lanciato gli store monomarca, sul modello di quelli di Apple.  


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