Modello Vancouver

Ma anche in periferia si può essere globali. Satispay e le altre: ingegno e costi bassi

Oggi chi ha un’idea si trova di fronte un mercato globale, e per arrivarci bastano pochi clic: per l’economia digitale non servono grandi infrastrutture, ma persone e voglia di mettersi in gioco. Un computer e un software bastano per creare un successo mondiale, che sia una canzone, un gioco, o un’app. Così cambia il rapporto tra centro e periferia: in Svezia, ad esempio, è nato il primo servizio di streaming musicale davvero popolare; dieci anni più tardi, Spotify ha più abbonati di un colosso come Apple Music. Da Stoccolma arriva pure il famosissimo gioco Candy Crush Saga, mentre Sarahah, una delle app più scaricate degli ultimi tempi, viene dall’Arabia Saudita. A Bologna è stata sviluppata MusixMatch, una piattaforma che raccoglie e mette a disposizione online i testi delle canzoni; ha stretto accordi commerciali con tutte le case discografiche, con Google, Apple e Facebook.

Più piccola, ma potenzialmente destinata a un grande futuro, è Satispay, l’idea di tre ragazzi cuneesi: un’app per i piccoli pagamenti di ogni giorno nei negozi, lanciata due anni fa e attualmente usata da oltre 200 mila persone. «L’idea è semplice: sostituire il contante», spiega Alberto Dalmasso, fondatore di Satispay con Dario Brignone e Samuele Pinta. «I sistemi di pagamento attuali si basano tutti sulle carte di credito, noi abbiamo creato un network alternativo, dov’è possibile spostare facilmente denaro da un conto corrente all’altro». Disintermediazione e semplificazione: la strategia di Uber e Airbnb applicata alle banche; si chiama fintech ed è un settore da cui arriveranno molte novità che cambieranno radicalmente il sistema delle banche come lo conosciamo oggi.

L’idea di Satispay è nata nel 2013 su Skype, da conversazioni e appunti scambiati per mezzo mondo. «Dopo un anno e mezzo abbiamo lasciato la prima sede, a Torino, e ci siamo trasferiti a Milano, dove sono molte società con cui collaboriamo. Abbiamo fatto qualche test in bar e ristoranti vicino alla Bocconi, poi ci siamo concentrati su Cuneo: è stato facile perché conoscevamo tutti, e molti ci hanno dato fiducia. La nostra città ha guidato i numeri di Satispay per molto tempo, poi siamo sbarcati a Ravenna, e poi Torino, il Veneto, Milano e via dicendo».

Guardando indietro, la fortuna dell’azienda è stata proprio il fatto di essere partita da un centro piccolo: «Con quello che abbiamo speso per lanciare l’app a Cuneo, a Milano avremmo comprato forse un paio di cartelloni pubblicitari accanto a una fermata della metro: in due settimane saremmo scomparsi e sarebbe rimasto solo un buco nel bilancio, come succede a tante start-up che partono in un ambiente dove la competizione è molto forte», spiega Dalmasso.

La strategia è chiara: start local, think global, nel senso che la dimensione globale va considerata fin dall’inizio, e infatti anche Satispay è stata pensata subito come un’app europea, con un’attenta analisi dei sistemi bancari di 34 Paesi. Oggi dichiara di essere il sistema di mobile payment più usato in Italia. E poi? «Quando avremo raggiunto il milione di utenti in Italia punteremo sul mercato estero; abbiamo già una sede a Londra dove lavorano dieci persone».

Anche in Italia, insomma, innovare si può, e per farlo - almeno all’inizio - non è nemmeno indispensabile essere in una grande città. Internet, gli smartphone, le connessioni veloci hanno ridisegnato la geografia, favorito la collaborazione e lo scambio di idee. Poi però bisogna farle diventare realtà.


[Numero: 101]