Modello Vancouver

Il segreto è nel meticciato: così etnie diverse fanno sistema

Se da Montréal vi mettete in macchina lungo l’autostrada 20E, dopo circa 250 chilometri e tre ore di viaggio (i limiti di velocità sono rigorosamente rispettati) dovete stropicciarvi gli occhi: vi sembrerà di essere piombati nel Seicento, con una città completamente fortificata, completa di mura, torri, palazzi e simili. Benvenuti a Québec, mezzo milione di abitanti, capitale di una popolosa regione, intreccio di storia e modernità, simbolo dei “contrasti virtuosi” del Canada. Con quasi dieci milioni di chilometri quadrati la superficie del Canada è più del doppio di quella dell’Unione Europea. I suoi abitanti, però, sono appena 36 milioni, all’incirca l’8 per cento di quelli dell’Unione. L’Ontario, la più estesa e popolata provincia canadese, è grande come Francia e Spagna messe assieme e ha una popolazione di poco superiore a quella della Lombardia. Tra Montréal e Londra in linea d’aria vi sono quasi cinquemila chilometri, distanza pressoché uguale a quella che separa la stessa Montréal e Vancouver, sulla costa canadese del Pacifico.

Oltre che sterminato, il Canada è un paese variegato. Circa la metà degli abitanti è di origine anglosassone ma il più recente Censimento segnala la presenza di ben 32 etnie e una trentina di idiomi parlati correntemente. Gli italo-canadesi sono all’incirca un milione e mezzo, quasi il doppio degli abitanti di Torino. Montreal rappresenta uno dei pochi casi di bilinguismo “vero”: gran parte della gente passa indifferentemente dall’inglese a un francese antiquato.

Tutto ciò induce a concludere che dovremmo fare più attenzione al Canada, diversissimo dall’Europa, dal quale potremmo imparare molto: prima di tutto come una società multietnica, multilingue e multiculturale possa vivere non solo in ragionevole armonia ma anche con un grande successo economico. Il prodotto lordo per abitante nel 2016 era pari a 42mila dollari, un po’ più di quello di Francia, Germania e Regno Unito, assai più di quello italiano (30.500 dollari).

Ci sono tre buoni motivi per prendere il Canada come modello. Il primo è il suo “individualismo temperato” che si contrappone all’“individualismo esasperato” degli Stati Uniti. Forse perché, in un paese così sterminato, la solidarietà è quasi d’obbligo, tutti si dovevano aiutare per superare i grandi inverni. Il risultato è che se la vostra auto si ferma su una delle grandi autostrade che sembrano correre in uno spazio vuoto, chiunque passi di lì si fermerà a chiedervi se avete bisogno d’aiuto.

Per comprendere le origini di questo clima umano complessivamente buono, pur con molte, non piccole, eccezioni, occorre risalire ai primi del Seicento. Faceva freddo, anzi freddissimo, e i mercanti bianchi – in gran parte francesi – erano interessati soprattutto alle pelli di bisonte da vendere in Europa per farne caldissimi cappotti; i fucili europei, però, erano inadatti alla caccia ai bisonti mentre le espertissime “squadre” indiane armate di lance e frecce facevano molto meglio. I mercanti si inoltravano in territorio indiano, vivevano negli insediamenti indigeni e vi rimanevano almeno per una stagione di caccia ma talvolta per anni, e i figli che ne risultavano parlavano un misto di lingue indigene ed europee ed erano chiamati “métis”, meticci. Ora i “métis” sono circa mezzo milione in tutto il Canada e uno di loro, Brian Bowman ha stravinto nel 2014 le elezioni a sindaco di Winnipeg - capitale del Manitoba, settima città per popolazione– largamente votato anche dai non “métis”.

Il secondo motivo per cui il Canada può essere un modello è il contemperamento che si è riuscito a realizzare tra pubblico e privato. Il settore pubblico pesa all’incirca quanto in Europa sul prodotto interno ma sembra “funzionare” molto meglio. La sanità e i sistemi di assistenza agli indigenti e agli anziani, hanno una forte “base” pubblica sulla quale in vario modo si innestano alternative private; l’istruzione fino ai 16 anni (o ai 18 a seconda delle province) è fornita a un prezzo largamente simbolico. E in tutta la spesa pubblica i casi di corruzione sono ben più rari di quelli che si verificano in Europa.

Il terzo motivo è la capacità di risolvere pragmaticamente problemi politici complessi e potenzialmente esplosivi. Nel 1967, a Montréal, durante una visita ufficiale, il generale De Gaulle pronunciò la famosa frase: «Viva il Québec libero!». Il che diede il via a un vigoroso movimento indipendentista. Poi subentrarono trattative e “buon senso” e i risultati furono il mantenimento dell’unità nazionale, sulla quale pochi avrebbero scommesso nel 1967 e, tra l’altro, la parificazione del francese all’inglese come lingua ufficiale. E il Canada si mise a svilupparsi, con un tasso medio annuo di crescita a livello degli Stati Uniti, ora forse anche un po’ di più. Sono applicabili altrove queste ricette? È difficile dirlo. Però ai politici europei, e a quelli italiani in particolare, un viaggio di studio in Canada proprio non farebbe male.


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