[Sommario - Numero 100]
Collezione privata
Paolo Masiero / Housatonic Design Network - Illustratore, designer e facilitatore grafico. Dopo anni di studi artistici tra Ancona e Bologna, dove tuttora vive, dal 2006 comincia a lavorare come free-lance per vari studi di comunicazione e agenzie pubblicitarie. Fa parte del network di facilitazione e design Housatonic. Ama la musica rock, il cinema e la lettura.
100, istruzioni per l’uso
Piergiorgio Odifreddi
La forma della carta
Jean-marc ceci*
Avvisi di reato
Maurizio Maggiani
Nobile e contento
Maurizio Cucchi
100 amori passioni ossessioni vizi e virtù dei collezionisti

100, istruzioni per l’uso

Perché mai festeggiare il centesimo numero di un settimanale come Origami? Poiché noi contiamo in base 10: le potenze della base ci appaiono dunque particolarmente significative, e 100 è la prima non banale. Per questo la ritroviamo in centinaia di occasioni, di cui ora centelliniamo qualche esempio.

Nei compleanni si augura: “Cento di questi giorni!”. Quando scocca un secolo, non a caso chiamato century in inglese, si festeggia un centenario. Cento anni impiegò Noè a costruire l’arca, cento ne aveva Abramo quando generò Isacco, cent’anni durò l’omonima guerra tra Inglesi e Francesi nel XIV e XV secolo. Cento erano i fiori che dovevano sbocciare, e cento le scuole che dovevano gareggiare, nella campagna lanciata da Mao nel 1956.

Cento teste aveva il drago che Ercole sconfisse nella sua penultima fatica. Cento erano le pecore del gregge, nella parabola della pecorella smarrita. Cento buoi si sacrificavano nelle omonime ecatombi (da hekaton, “cento”, e boys, “bue”), nel mese ecatombale e in altre occasioni speciali. L’esercito romano era organizzato in centurie, comandate da centurioni. Gli statistici usano le percentuali, gli avari lesinano i centesimi, gli atleti corrono i cento metri…

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Fin dall’antichità si sono compilate antologie di citazioni chiamate centoni, che prendono il nome dalle coperte a pezze greche chiamate kentron. Uno dei primi esempi è il Centone nuziale di Ausonio, del 396, composto interamente di brani tratti da Virgilio. Altri ne seguirono nei secoli successivi, soprattutto sulla vita di Cristo. E il tutto è culminato nel 1951 nella Vita di Cristo narrata da Virgilio (centone virgiliano in 666 esametri) di Anacleto Bendazzi, che usa la parola “centone” nel senso metaforico moderno, svincolato dal 100.

I letterati si sono sbizzarriti a usare il numero 100 per costruire opere che vanno dai cento canti della Divina Commedia di Dante Alighieri, alla Centuria: cento piccoli romanzi fiume di Giorgio Manganelli (1979). E la poetessa Violeta Parra ha compilato Centesime dell’anima (1958) che enumerano tutti i numeri delle prime tre centinaia, da 1 a 300.

Il musicista Muzio Clementi ha composto cento studi per il suo Gradus ad parnassum (1817, 1819 e 1826), e altri l’hanno imitato. E il film Drowning by numbers di Peter Greenaway (1988) consiste di cento scene, in ciascuna delle quali si intravede o si sente il corrispondente numero.

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In questa direzione, però, l’opera più singolare che sia mai stata realizzata è senza dubbio La vita, istruzioni per l’uso di Perec (1978). Il romanzo descrive un istante nella vita di un condominio di 100 stanze, distribuite 10 per piano su 10 piani, alla maniera di una scacchiera. L’edificio è abitato da 10 tipologie di personaggi (A, B, C, eccetera), che compiono 10 tipologie di azioni (1, 2, 3, eccetera), in tutte le 100 possibili combinazioni (A1, A2, A3, eccetera).

Ma la distribuzione di queste combinazioni nelle stanze non è quella banale della battaglia navale, in cui tutte le occorrenze di una lettera appaiono in un’unica riga, e tutte quelle di un numero in un’unica colonna. Bensì, la distribuzione non banale in cui ogni lettera e ogni numero occorrono una volta sola in ciascuna riga, e in ciascuna colonna. Questa condizione definisce i cosiddetti quadrati alfanumerici, che si possono costruire facilmente su scacchiere 3 per 3, 4 per 4 e 5 per 5.

Nel Settecento Eulero provò a costruirne su scacchiere 6 per 6, ma non riuscendoci pensò che la cosa fosse impossibile, e che rimanesse impossibile anche su scacchiere 10 per 10. Nel 1901 Gaston Terry provò a mano tutti i casi possibili, e confermò che Eulero aveva ragione per il caso 6 per 6. Ma nel 1959 Ernst Parker trovò col calcolatore un quadrato alfanumerico 10 per 10, e dimostrò che Eulero aveva torto per il caso 10 per 10. E fu proprio sentendo del risultato di Parker, che a Perec venne l’idea per il suo romanzo.

Per ordinare i capitoli del suo libro, Perec decise di visitare la scacchiera 10 per 10 delle stanze del condominio muovendosi su di essa come un cavallo degli scacchi. Dovette cioè distribuire tutti i numeri da 1 a 100 sulla scacchiera, in modo da passare da ciascuno al seguente muovendosi di una casella in orizzontale e due in verticale, o viceversa. Varie soluzioni erano già note da tempo, fin dal Settecento, ma Perec ne trovò una originale per conto suo.

Il percorso scelto da Perec non è chiuso, perché 1 e 100 non sono a distanza di una sola mossa: dunque, il romanzo non è ciclico. Inoltre, la simmetria è ulteriormente spezzata dal fatto che manca un capitolo, che avrebbe dovuto essere il 66o∘. La cosa non si nota, perché nel romanzo la numerazione dei capitoli è continua, ma il conto finale arriva solo a 99, e i numeri dei capitoli dal 66 in poi dovrebbero tutti essere aumentati di uno.

I numeri di Origami sono invece 100 per davvero, e non possiamo far altro che augurarci “100 di questi numeri”, per poter poi festeggiare il decimillesimo tra circa 200 anni!


[Numero: 100]