Blade Runner il futuro che non verrà

Solo l’ubriaco sa il futuro

All’aprirsi dell’anno scolastico ‘60/’61, assieme alle tradizionali raccolte di figurine del campionato di calcio e delle nazioni del mondo, costume tradizionale, monumento simbolico e bandiera, uscì una strepitosa raccolta sul tema “Il Mondo nel 2000”. Ci andavamo pazzi, e anche se la raccolta costava qualcosina in più, nessuno neanche tra i genitori meno baciati dal boom osò negare alla prole alfabetizzanda l’occasione di completare un album che era né più né meno che un’enciclopedia del futuro; ho visto con i miei occhi il mio austero padre, assiduo lettore di Verne, Alighieri e Wells, sbirciare in quell’album e starci su un bel po’ più di quanto non necessiti una sbirciata. Darei un occhio per avere ancora quell’album tra le mani, intanto perché era veramente bellissimo e poi perché non una, dico una sola, delle cento predizioni si è avverata quarant’anni dopo, e nemmeno oggi se è per questo. Stazioni spaziali orbitanti ad anello rotante autogravitazionale, ferrovie pensili con propulsione magnetica, navigazione commerciale con propulsione atomica e sistema overcraft, a cuscinetto d’aria, rete stradale sospesa per autoveicoli a reazione, sostituzione del cibo tradizionale con pillole di vario colore e vario contenuto vitaminico e proteico, linee aeree a propulsione a razzo, foreste idroponiche, conquista e colonizzazione di Marte. Tutta paccottiglia, vista con gli occhi della contemporaneità, ma c’è una ragione seria in un fallimento così plateale. Quelle previsioni si fondavano sulla loro ragionevolezza, erano emanazione dello stato allora attuale delle tecnologie, i signori Panini erano semplicemente andati alle conclusioni logiche di ciò che vedevano, accecati da un pregiudizio a quel tempo universale, che lo sviluppo delle umane faccende fosse un lungo, eterno, inesausto percorso rettilineo. Infantile vagheggiare, infatti le uniche predizioni non fallaci, verificate e in via di verifica sono quelle dei pazzi, dei visionari, dei romanzieri più fragili, sensitivi e sconsolati. E infatti, a parte Orwell che è stato semplicemente un cronista con l’orologio un po’ avanti, l’unica Enciclopedia del Futuro su cui ho messo e continuerei a metterci la mano sul fuoco è l’opera omnia di Philip Dick, composta da un ubriacone strafatto sempre sul punto di un urgente trattamento psichiatrico.


[Numero: 99]