Blade Runner il futuro che non verrà

L’uomo chiede il robot risponde

La prima dichiarazione di un vertice G7 scritta da un software di intelligenza artificiale è piuttosto comprensiva con il genere umano. I testi finali dei vertici dei Grandi sono solitamente frutto di delicate trattative. Così quando a Torino si sono riuniti gli esperti in innovazione e tecnologia dei sette Paesi, il commissario italiano per il Digitale, Diego Piacentini, ha stravolto le consuetudini chiedendo a un software di scrivere i suggerimenti per i governi. L’uomo ha scritto qualche incipit, quasi delle domande, e la macchina ha risposto. Funziona così, grazie al deep learning, la capacità di apprendere in modo inumano di un computer. Il software è in grado, con una serie di regole disegnate in partenza, di imparare autonomamente: ha letto oltre 60 mila volte l’intera versione inglese di Wikipedia e venti libri sull’innovazione. Il modello prova a imparare e, tecnicamente, immagina le parole adatte alla frase precedenti. Il risultato è che il documento sull’intelligenza artificiale non è sorprendentemente troppo distante da quanto prodotto dai gruppi di lavoro umani. Ma bisogna ammettere che anche il robot partiva con un pre-giudizio: i testi che ha imparato erano pur sempre scritti da umani. La verità potrebbe essere meno confortevole.


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