L Italia si incarta ma non s arrende

Un topo di biblioteca confessa: amo di più quelli che non ho letto

Ho avuto molti attimi di gloria, nella vita, tutti uguali a se stessi. Mia moglie mi chiede dove siano le poesie di Rilke o le corrispondenze di Vasilij Grossman o il Mulino del Po di Bacchelli o la biografia di Hitler di Joachim Fest, e io, che a tavola do le spalle alla libreria principale, non giro la testa ma allungo il braccio all’indietro e indico. E ci prendo. La linea ideale fra il mio dito e il libro richiesto è rettilinea, senza incertezze, un laser che traccia il percorso perfetto fra me e il mio mondo. Non saprei dire, che so, secondo scaffale dall’alto della terza colonna, sarebbe un atto di positivismo che sfugge a una questione essenzialmente fisica, romantica.

So dov’è il libro per puro sentimento. Così, se mia moglie mi chiede dov’è Infinite Jest di David Foster Wallace non posso indicare, perché la libreria della letteratura americana è in un’altra stanza. Allora mi alzo, mi alzo persino volentieri da tavola, vado nella libreria della letteratura americana, mentre avanzo lungo il corridoio la foto mentale della libreria prende il fuoco giusto, entro nella stanza, punto l’indice verso il dorso giallo e imperioso di Infinite Jest, lo appoggio sopra il libro, lo inclino e con le altre dita lo stringo e torno indietro.

Sono i miei momenti di gloria. E’ la gloria di un rapporto carnale, i giornali fa niente, i giornali si leggono alla mattina presto, o la notte nell’ora di insonnia, quando capita, a portata di mano e di download, allora l’indice sfoglia meccanicamente sul video, e col pollice allarga e stringe, è la scappatella, l’urgenza di un bisogno che non va mai allo stomaco, non è una promessa finché morte non ci separi. Sul mio iPad ci sono forse un paio di libri che sono appartenuti al dovere quotidiano di scriverci a proposito qualche riga di annoiato elogio. Sono passati nella mia vita come certe ragazze da discoteca, amori in penombra e nel frastuono, amori trasandati senza domani.

L’amore vero, quello irrimediabile, è per sempre, risolve il dilemma della fisica e della metafisica come seni puntati dritti sul cuore. Allungo la mano, rileggo vecchie note appuntate a matita, tutto torna all’istante, gloriosamente, dalla carta all’indice fino all’anima, oppure abbraccio vecchi amici trascurati che sono qui, nella libreria, da anni o da decenni, non li ho mai letti, quanti non sono riuscito a leggere, ma possederli, toccarli, togliere la polvere col palmo della mano, è già un po’, è già averli un po’ dentro, è la rassicurazione di non averli dimenticati senza averli mai imparati. E sono tutti davanti a me, a dare una consistenza materiale, e pure corporea, al mio patrimonio più inafferrabile.


[Numero: 98]