L italia si incarta ma non s arrende

La mamma viaggia con il tablet (e intanto il figlio legge un libro)

Mi è piaciuta molto una immagine scattata in treno. A fianco a me, dall’altro lato della carrozza una signora forse quarantenne che leggeva un romanzo sullo schermo del suo tablet. Era di sicuro un romanzo perché, confesso, ho sbirciato e la paginata era decisamente quella di una narrazione letteraria. Insomma la si poteva riconoscere. Al suo fianco un adolescente, forse quindicenne, anche lui preso dalla lettura di un romanzo, ma su un altro supporto, la carta.

Curioso, quanto meno per l’immaginario comune. Il pregiudizio ci porta a pensare che siano i ragazzi più o meno millennials a usare per ogni cosa i supporti digitali mentre gli adulti differenziano e usano gli strumenti tradizionali a seconda di argomenti, azioni, contenuti. Sembra assodato che l’odore della carta, patrimonio straordinario della nostra storia (dagli incunaboli, ai dattiloscritti, alle edizioni numerate, ai volumi di grande distribuzione), possa essere fragranza specialmente per gli adulti se non per persone avanti negli anni. Il quindicenne di cui sopra smentisce il pregiudizio. (Utile anche sapere - Istat - che la fascia d’età in cui si legge di più è quella di 15-17 anni e a me importa poco su quale supporto).

Ciò per sottolineare che le diverse forme di linguaggio possono o, forse, debbono convivere. La convivenza non consiste nel fatto che l’una, la più antica, debba essere relegata negli archivi, nelle biblioteche, essere solo delle raccolte appannaggio di una élite o per raffinati studiosi o topi di biblioteca lasciando l’altra, la scrittura digitale, fuori o quasi dagli spazi tradizionali. Entrambe le scritture sono patrimonio dell’umanità. Credo che si debbano considerare entrambi linguaggi attuali, contemporanei, complementari. Non faccio il tifo per Ned Ludd, ovvero non faccio il tifo per la distruzione delle innovazioni, anzi mi affido volentieri a loro. Non riesco proprio a immaginare la mia vita di studio e ricerca senza la rete, senza la connessione.

Non faccio il tifo per coloro che ritengono che la rete sia la sola a cui rivolgersi per avere la conoscenza del mondo più o meno piccolo, più o meno grande.

Faccio il tifo per una conoscenza integrata fatta di media e linguaggi differenti. Senza esclusioni ma con inclusioni. Credo, - ahimè non ho posto la domanda ai miei compagni di viaggio, inconsapevoli peraltro della mia osservazione,- che la mamma e il figliolo si scambiassero, alla bisogna la carta e il tablet. O semplicemente avessero un altro tablet e un altro libro. Credo, ne sono convinta, che carta o digitale debbano seguire un’unica strada. La qualità. È l’unica garanzia per la sopravvivenza del patrimonio.


[Numero: 98]