L italia si incarta ma non s arrende

Godimento

A me la carta mi fa impazzire. Mi dicono che ero praticamente ancora poppante quando mi si è rivelata una passione struggente per la materia, che se volevano tenermi sul vasetto a fare le cosette per bene mi dovevano mettere in mano qualche foglio di giornale, se c’era bisogno di imboccarmi senza troppe storie dovevano consegnarmi un bellissimo registro di partita doppia risalente a un prozio del XIX secolo, e per favola della notte pretendevo di cincischiare l’Orlando Furioso illustrato in quarto di foglio edizioni Sonzogno per il Popolo 1894, naturalmente non sapevo ancora leggere le lettere e nemmeno i numeri.

Quello che ricordo io e ancora resta è questo gran godimento del toccare la carta, palparla, sfogliarla, tenermela in tasca, tirarla fuori e sentirla ancora, mangiarmela. Ricordo di aver scritto pagine e pagine riempite zeppe con la matita di mio padre quando ancora non sapevo scrivere, non so dire se sapessi cosa andavo scrivendo, ma credo di no, la cosa eccitante era operare sul foglio di carta. Quando ho imparato a leggere, i miei fumetti preferiti erano quelli stampati con la carta migliore, Black Macigno e Nembo Kid, Black aveva anche la fascicolatura a striscia, e una volta letto poteva diventare un blocchetto di biglietti per fare che ero il bigliettaio o un fascio di banconote per fare che ero un capitalista. A tal proposito, sin dall’infanzia sono stato nella certezza che la carta migliore, la più fine e resistente, la meglio che esalta il colore, quella con l’odore più buono, è la cartamoneta. Un foglio da diecimila degli anni ’50!

Ogni tanto in casa se ne vedeva uno, mio padre me lo faceva toccare solo se sapevo contare con quante ore di lavoro l’aveva scambiato, era meglio di un quadro dipinto, meglio della seta shantung, più delicato al tatto del pelo gattino sul collo di una bambina. A parte la scarsa disponibilità di cartamoneta, a quel tempo anche il popolo aveva accesso alla carta di buona qualità, lo testimoniano i libri di mio nonno e di mio padre e i miei quaderni di scuola, tutto quanto ancora come nuovo; oggi, a parte certe ricercate produzioni artigianali destinate al sofisticato mercato dei riccastri maniaci, la carta fa mediamente schifo, puzza e si corrompe, e per scrivere una lettera come si deve e ficcarla in una busta dignitosa, c’è da spendere un occhio, sempre che si riesca a trovare la materia. Di fatto oggi la carta migliore è quella destinata a usi igienici, e in effetti se ne trova di veramente buona.


[Numero: 98]