l italia si incarta ma non s arrende

Fogli con semi vivi: il segreto del cartaio-Panda

«Siamo persone e siamo fatti di sensi, ci emozioniamo, sentiamo il bisogno di toccare, stroppicciare, manipolare, entrare in stretto contatto con la materia: ecco, per questo la carta non si estinguerà e non verrà mai completamente sostituita da un algido schermo. E poi c’è un dato di fatto ineluttabile: le memorie digitali nel giro di qualche lustro deperiscono, la pagine se ben conservate durano nei secoli». Eccola la ricetta della paper-immortalità individuata da Sandro Tiberi, 54 anni, maestro cartaio di Fabriano, che nella sua bottega danza tra setacci, telai e presse in un’armoniosa sequenza di gesti pregni di antichi saperi, contaminando la tradizione con l’innovazione. Figlio di un ferroviere, con un diploma in telecomunicazioni in tasca nel 1985 entra come operaio nelle Cartiere Milani dove apprende le basi del mestiere, per licenziarsi poi nel 1999 e, testardamente, aprire il suo laboratorio artigianale. «Ho percepito l’urgenza di fare ricerca e sviluppo, così come avevano fatto i fabrianesi nel 1200 rivoluzionando la tecnologia del tempo. Mirando alla qualità, all’eccellenza, con una visione proiettata verso nuovi materiali e nuovi bisogni».

Nella città marchigiana la carta si produce dal 1264. Sono gli Arabi a diffondere in Occidente questo supporto alternativo alla pergamena inventato in Cina duecento anni prima della nascita di Cristo. E i cartai di Fabriano diventano in pochi decenni i più apprezzati d’Europa grazie a invenzioni fondamentali. La prima è la collatura con gelatina animale al posto dell’amido di frumento, che rende la carta adatta alla scrittura oltre che garantire resistenza e affidabilità, requisiti necessari per sostituire le pergamene negli atti ufficiali. La seconda coinvolge la meccanica, con l’introduzione della pila idraulica a magli multipli: un ingegno che amplifica la potenza dell’acqua per battere gli stracci e ottenere fibre più omogenee in minor tempo, aumentando notevolmente la produzione. Infine, proprio per permettere di riconoscere i vari fabbricanti e offrire la possibilità di “firmare” i propri manufatti, ecco la genesi della filigrana, con la quale contrassegnare indelebilmente ogni singolo foglio. «Dopo 750 anni la tecnica è la stessa – spiega Tiberi –. Ma non mi basta essere il custode di un’arte arcaica, non voglio essere una folcloristica rievocazione storica: voglio rendere questa arte attuale, proporre una filiera sostenibile e mettere sul mercato prodotti contemporanei e appetibili».

Fibre stagionali, cotone, canapa e lino, come materie prime, rinunciando alle cellulose arboree per salvaguardare le piante. La raccolta delle acque piovane, per riciclarle e utilizzarle nel ciclo produttivo. E l’energia umana, muscoli e cervello, motore a zero emissioni per il funzionamento del laboratorio. Con l’aggiunta di nanotecnologie, microchip, creatività e un pizzico di follia. Per stupire il cliente e competere come un Davide armato di estro e unicità contro il Golia delle multinazionali. Ecco quindi i fogli con inseriti semi vivi di erba, in modo da piantare le pagine in giardino dopo l’uso. Carte fantasy, fatte con il jeans e il caffè. Biglietti da visita dal sapore classico che improvvisamente interagiscono con lo smartphone. Incisioni con all’interno un Qr Code che dà voce e suono alle immagini. Carte per stampa fotografica e stampa laser, per stupire artisti e fotoamatori.

Fino alla carta ignifuga e idrorepellente già adottata da un’azienda leader del settore per una inusuale linea di cappe da cucina. «A volte mi sento come un panda in estinzione, ed è vergognoso come antichi mestieri come il mio stiano scomparendo in un silenzio assordante. Rappresentiamo la cultura del nostro Paese, l’arte e l’artigianato sono le fondamenta dell’Italia. E cerco di dimostrarlo con ogni mio pezzo di carta».


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