l italia si incarta ma non s arrende

Al Print Club rivive Andy Warhol (e si sente l’odore del mare)

«A volte qui al Print Club si sente l’odore del mare». È sabato pomeriggio a Torino. Un cielo grigio di inizio autunno avvolge la città sotto un manto sospeso, freddo e pungente. Nella zona di via Nizza e dintorni, piena di traffico e via vai in settimana, non si incontra molta gente: gli uffici sono chiusi, così molti negozi e anche il clima invita a stare in casa al caldo. Nei sotterranei di Toolbox però, il coworking sorto nel 2008 tra vecchi spazi industriali e binari ferroviari, ferve un’alacre attività.

Intorno ai telai nella grande stanza bianca piena di carte, macchine e colori, neofiti e appassionati si alternano per dare un colpo di racla, una speciale spatola piatta. Immergerla nell’inchiostro, dare un piccolo colpo, porla all’inizio del telaio e via: un gesto rapido, secco, deciso, che non lasci spazio a imperfezioni. Sollevata la gabbia di legno che regge il foglio acetato impressionato con la gelatina fotosensibile appare un piccolo miracolo: una stampa artigianale, con i colori dell’inchiostro e della carta che si è scelti. Nessuna uguale all’altra, ognuna frutto di un unico gesto, di un unico momento, di un‘unica impressione.

È la serigrafia, bellezza! La tecnica resa pop da Andy Warhol. E questo è uno dei tanti workshop condotti dal Print Club, primo laboratorio di stampa in Italia che mette a disposizione i propri macchinari ai soci. Metà laboratorio, metà stamperia. Nato due anni fa sul modello di altri Print Club stranieri, oggi è circondato da start up digitali. Questo però è uno spazio dove i giovani si appassionano anche a un saper fare “artigianale”.

«La peculiarità è che qui si può venire e scegliere di realizzare, per esempio, una stampa in cinque copie una diversa dall’altra, con l’attrezzattura che si preferisce». Racconta la direttrice Ilaria Reposo. Una bella comodità per artisti e creativi. E un ambiente che con il tempo sta diventando una piccola comunità, tanto da dare vita a un festival originale come i Torino Graphic Days, quest’anno alla seconda edizione, dal 12 al 15 ottobre. Ricco di laboratori, eventi, mostre e incontri , è una nuova occasione per avvicinare il pubblico della città alla grafica. E alla carta. Sì perché qui, oltre a inchiostro e creatività, a farla da padrona è proprio la carta.

«Abbiamo una vasta selezione di carte molto particolari. Principalmente lavoriamo con il cartificio Favini, di Vicenza. Tra le loro carte ce ne sono alcune fatte con gli scarti dell’industria alimentare, come i noccioli delle ciliegie o il mais o la lavanda. E poi c’è Shiro, una carta con alghe di ambienti lacustri, in primis quello di Venezia: quando la utilizziamo in grande quantità, ad esempio con la stampante Risoghraph, lo stanzone si inebria dell’odore del mare».

La Risograph è tra i laboratori proposti per gli amanti della manualità: grafici o architetti ma non solo. Anche semplici appassionati. Tra gli altri c’è anche quello di papercraft: l’arte di creare figure con carta e forbici. Piccole creazioni che prendono forma tra le mani dei partecipanti «La soddisfazione di chi viene a seguire le lezioni sta proprio nel produrre un oggetto concreto, creativo». Il tesoro della carta in questo caso è principalmente un tesoro personale: un piccolo souvenir di una giornata speciale che guizzi fuori dalla piattezza del tablet e degli schermi. Un gioiello su misura.

Confezionato a volte con l’aiuto di maestri straordinari, che legano alla carta un patrimonio di sapere inestimabili. Come la veneta Stamperia d’arte Busato, che qui al Print Club ha creato una specie di classe dove imparare i segreti di un’arte antica. E farlo al di fuori del codice a volte un po’ stantio riproposto da alcune accademie e scuole d’arte.


[Numero: 98]