la confusione dei poteri

Non è colpa dei Tar se il codice degli appalti in 17 mesi di vita ha avuto più di 50 modifiche

Molti, primo fra tutti l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, puntano il dito contro i TAR e affermano che, annullando vari provvedimenti della Pubblica Amministrazione, essi “bloccano” la realizzazione di opere pubbliche, anche di notevole importanza per il Paese. Al riguardo occorre chiarire alcune cose.

Le sentenze dei TAR fanno spesso più rumore di quelle dei giudici ordinari soltanto perché non riguardano interessi puramente privati, ma interessi pubblici, e quindi toccano da vicino l’intera collettività. Ma questo non deve indurre a valutare in modo errato e “colpevolistico” la loro attività.

I giudici dei TAR non si divertono ad annullare provvedimenti. Sono giudici come quelli dei tribunali ordinari e, come tutti i giudici, non possono far altro che applicare le norme vigenti. In materia di opere pubbliche le leggi hanno lo scopo di garantire che venga realizzata l’opera migliore, e al miglior prezzo possibile per l’Amministrazione. A tal fine esse fissano delle regole, e tali regole vanno rispettate. La soluzione alternativa sarebbe solo quella di lasciare che l’opera si realizzi anche se è stata aggiudicata ad un’impresa in modo non legittimo. Chi è favorevole a questa soluzione dice in sostanza: “Comunque la si faccia, purché l’opera si faccia”.

Non penso che una simile soluzione sia vantaggiosa. Per intanto essa comporta una pericolosa violazione del principio di legalità. In tal modo, inoltre, non viene pregiudicata solo l’impresa che si vede ingiustamente privata della possibilità di realizzare l’opera, ma anche la Pubblica Amministrazione: questa infatti dovrà pagare troppo per un’opera che non è la migliore; e in più sarà esposta al rischio di dover risarcire l’impresa che avrebbe avuto diritto di ottenere l’aggiudicazione.

È vero che molte norme applicate dai giudici dei TAR sono dirette a garantire soltanto aspetti formali delle gare d’appalto. Ciò deriva dal fatto che le nostre Amministrazioni Pubbliche sono spesso inquinate da fenomeni corruttivi. Il legislatore, quindi, non si fida molto dei funzionari pubblici e tende a limitare il loro potere prevedendo appunto una serie di regole estremamente minuziose, attraverso le quali vorrebbe disciplinare ogni singola situazione per eliminare il più possibile la discrezionalità dei funzionari stessi. A parte il fatto che la molteplicità delle norme non serve ad eliminare la corruzione (che anzi sfrutta le tortuosità della legge per raggiungere meglio i suoi scopi), tale molteplicità di regole imbriglia non solo i funzionari pubblici, ma anche i giudici dei TAR: questi possono trovarsi spesso di fronte alla possibilità di annullare provvedimenti, e quindi di bloccare opere pubbliche, soltanto perché è stata violata qualche regola formale. Va detto però che i giudici amministrativi sono ben consapevoli di questo rischio. Proprio perciò (e posso dirlo per diretta esperienza personale) essi tentano nei limiti del possibile di dare alle norme un’interpretazione sostanziale, in modo da non annullare provvedimenti che, se anche se possono presentare qualche aspetto problematico sotto il profilo formale, sono però intrinsecamente corretti.

Non è vero, dunque, quello che molti pensano, e cioè che i TAR siano degli “ammazza-opere”. Al contrario i giudici dei TAR, proprio perché tengono ben conto dell’interesse pubblico che sta sotto le scelte dell’Amministrazione, fanno tutto ciò che la legge loro consente per “salvare” provvedimenti che un troppo rigido e formalistico rispetto delle norme indurrebbe ad annullare. Con tale orientamento la realizzazione dell’opera pubblica, affidata in modo sostanzialmente legittimo, viene comunque garantita.

Non diamo dunque ai TAR colpe che non sono loro. Così facendo non si fa altro che nascondere il vero problema. La mancata realizzazione di opere, o i loro ritardi, non sono imputabili ai giudici che applicano le leggi, ma a cause diverse. Per intanto, alla lentezza con cui le Pubbliche Amministrazioni portano avanti le relative procedure e alle illegittimità che esse commettono nelle gare pubbliche. E, prima ancora, alla congerie di norme emanate dal legislatore; alla loro non chiarezza; al loro sovrapporsi le une sulle altre, in maniera spesso contraddittoria. Si pensi che il nuovo Codice degli appalti, entrato in vigore l’anno scorso, ha già subìto in soli diciassette mesi oltre cinquanta modifiche di carattere sostanziale. Non è difficile immaginare quante incertezze ciò abbia comportato per le Amministrazioni Pubbliche. Il fatto è che il nostro legislatore, nell’illusione di poter disciplinare tutto, è affetto da una vera e propria bulimia normativa, che non raggiunge (perché è impossibile raggiungerlo) il risultato voluto e che, anzi, rappresenta un serio ostacolo allo svolgimento di procedure amministrative che rispettino tutte queste norme.


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