la confusione dei poteri

Nuovi Vs vecchi diritti: la società che cambia e le leggi che mancano

ANSA

Negli ultimi decenni, in Occidente, sono aumentate esponenzialmente le istanze provenienti dalla società. Un processo di incremento della domanda di riconoscimenti o prestazioni sociali che, a giudizio di alcuni studiosi, ha contribuito a determinare la crisi del modello di welfare. Al tempo stesso, per fortuna, si sta assistendo di recente anche a una crescita della sensibilità nei riguardi dell’estensione dei diritti. Diritti “nuovi” per tutti in campi prima sconosciuti, e diritti “vecchi” per coloro che ne sono stati esclusi. Ecco un possibile catalogo di quelli meritevoli di legiferazione, e che darebbero nuova legittimità a una politica in pesante crisi di credibilità.

Ricerca della felicità

Un diritto metapolitico – e pure metagiuridico –, ossia un “superdiritto” da rilanciare se le classi politiche volessero migliorare la propria immagine, e tornare a svolgere un ruolo. D’altronde, questo diritto venne messo nero su bianco il 4 luglio 1776, nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, certo non sospettabili di essere una nazione innamorata delle astrazioni e poco pragmatica. E nella nostra epoca di passioni tristi, e di edonismi e appagamenti esclusivamente di tipo consumistico, la realizzazione del diritto alla felicità individuale e collettiva potrebbe rifondare la politica.

Diritti digitali

Davide contro Golia, ovvero gli utenti al cospetto dei monopolistici colossi della rete. Un confronto impari intorno a quel web che è diventato come l’aria che respiriamo e un immenso deposito di conoscenza, e che richiederebbe pertanto regolamentazione da parte di un info-Stato innovatore. E, dunque, diritti per i cittadini. Come il diritto alla privacy e una tutela pubblica dei big data. Come quello all’accesso a una banda ultralarga, e all’oblio su internet. O come quello a essere messi in guardia e, per quanto possibile, a venire tutelati dalle conseguenze su scala sociale delle fake news (stile il clima d’opinione anti-vax).

Diritti ambientali

Nell’età del riscaldamento globale e dell’effetto-farfalla, la coscienza ecologista dovrebbe essere un patrimonio comune. Come i diritti dell’ambiente, la cui difesa dall’eccessivo impatto del genere umano è indispensabile per non rimanere travolti, e migliorare la nostra stessa qualità della vita. L’impiego delle risorse naturali non può significare la loro dissipazione, e c’è dunque un diritto al risparmio e al rispetto degli ecosistemi da preservare da una crescita senza limiti (come nei Paesi un tempo detti in via di sviluppo). Green economy e green society, insieme al diritto, davvero collettivo, della Terra a non farsi “calpestare”.

Fine vita

Tutte le vite sono meritevoli di essere vissute, ma, purtroppo, vari fine vita si trascinano nel dolore. Esiste un diritto a venire rispettati e accompagnati nelle ultime fasi della propria esistenza, trattati con umanità e non sottoposti a norme che sembrano, come la legge kafkiana, ergersi insensibili di fronte alle richieste d’aiuto di chi soffre. Un diritto che richiede attenzione ed erogazione di risorse da parte di uno Stato (che sia effettivamente) sociale. Come ha scritto Maurizio Molinari, nel fondo su La Stampa del 24 settembre dedicato alla sfida dei nuovi diritti, «per disinnescare il fenomeno dell’eutanasia bisogna affrontare il tabù dei malati terminali perché sono anch’essi cittadini a pieno titolo».

Diritti civili

I diritti non funzionano per sottrazione, a differenza di quanto ritiene una concezione “aritmetica” (od oscurantista) della vita collettiva, poiché vari tra essi perseguono interessi più generali. Se si estendono i diritti e le libertà civili all’interno di una collettività, dunque, ne beneficia la vita di tutti, e si genera di fatto maggiore coesione sociale. È, non da ultimo, anche per questo che si dovrebbero estendere i diritti degli individui e delle minoranze. Il liberalismo preso sul serio prevede una compiuta cultura dei diritti, e non si dà un vero Stato di diritto che non sia anche Stato dei diritti.

Sicurezza personale

È un diritto vasto, e irrinunciabile. Al tempo stesso antico, e nuovissimo, poiché la sua sfera si è estesa, affiancando alla categoria della protezione fisica individuale dalle minacce esterne quella della sicurezza economica e sociale. Un diritto fondamentale, in ogni accezione, e piuttosto sottovalutato nella prima irrinunciabile componente da buona parte della sinistra. Come ha evidenziato Ulrick Beck, viviamo in una società del rischio generatrice di insicurezze; lo Stato deve allora tornare a esercitare il monopolio della forza legittima (sia in termini di hard power che di politiche sociali) per la riduzione dei pericoli per i suoi cittadini.


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