fratello elefante

A caccia della tigre sulla groppa di Bhagavadi

All’oriente cominciava ad albeggiare, quando il capitano Macpherson e Bhârata discesero nel cortile del bengalow. In pochi minuti raggiunsero il recinto sulla cui soglia barriva fragorosamente Bhagavadi, circondato da una mezza dozzina di mahuts, o conduttori d’elefanti. Bhagavadi era uno dei più grandi e più belli coomareah che fosse dato d’incontrare sulle rive del Gange. Era meno alto d’un elefante merghee ma più vigoroso, dotato d’una potenza straordinaria, con un corpo massiccio, gambe corte e tozze, una tromba assai sviluppata e due magnifici denti aguzzi, arcuati all’insù.

Sul dorso gli era già stata accomodata l’hauda, specie di navicella nella quale prendono posto i cacciatori, solidamente assicurata con corde e catene. Siamo pronti? chiese il capitano Macpherson.

Non manca che di partire rispose il capo dei mahuts I battitori? Sono di già sul limitare della jungla, coi cani Uno dei più abili mahuts si collocò sul collo di Bhagavadi, armato di un grosso uncino e di una lunga picca.

Il capitano Macpherson, Bharata ed il sipai, fattasi calare la scala, presero posto nell’hauda, portando con loro le armi.

Il segnale della partenza fu dato nel momento che il sole sorgeva dietro il bosco dei borassi, illuminando d’un sol colpo la fiumana e le sue sponde.

L’elefante camminava con passo spedito, eccitato dalla voce del mahut, fracassando, stritolando, sotto le enormi zampe le radici e gli arbusti, ed abbattendo con un vigoroso colpo di proboscide gli alberi o i bambù che gli sbarravano la via. Il capitano Macpherson, sul dinanzi dell’hauda, con una carabina in mano, spiava attentamente i gruppi di piante e le alte erbe, in mezzo alle quali poteva celarsi la tigre.

Un quarto dora dopo essi giungevano sul margine della jungla, irta di bambù e di ammassi di cespugli spinosi.

Sei sipai, muniti di lunghe pertiche ed armati di scuri e di fucili, li aspettavano con un branco di piccoli cani, miserabili botoli all’apparenza, ma molto coraggiosi in realtà, indispensabili per cacciare il terribile felino.

Quali nuove chiese il capitano, curvandosi sull’hauda Abbiamo scoperto le traccie della tigre rispose il capo dei battitori Freschissime; la tigre è passata di qui mezz’ora fa.

Allora entriamo nella jungla. Bhagavadi, dopo di aver fiutato colla proboscide tre o quattro volte l’aria a diverse altezze, s’addentrò nella jungla, sfondando col suo petto la massa di verzura.

Sta’ bene attento Bharata disse Macpherson. scorto qualche cosa, capitano? chiese il sergente o, ma la tigre può essere tornata sui propri passi ed essersi imboscata fra i Tu sai che quegli animali sono astuti, e che non temono di assalire l’elefante.

In tal caso avrà da fare con Bhagavadi. Non è la prima tigre che egli calpesta sotto le sue zampaccie o che scaglia in aria a fracassarsi le membra contro qualche albero. L’avete veduto voi, l’animale? Si, posso dirti che era proprio gigantesco.

Non mi ricordo d’aver visto una tigre cosi grossa né così agile: faceva balzi di dieci metri.

Animo-disse il capitano al mahut conduci l’elefante dove abbaiano cani. L’elefante cominciò a dare segni d’inquietudine, agitando vivamente la proboscide dall’alto in basso. Bhagavadila sente disse Macpherson.

Sta’ bene attento mahut e bada ch l’elefante non dia indietro o che esponga troppo la sua tromba. La tigre gliela sbranerà come l’anno scorso.

Rispondo di tutto, padrone. Fra i bambù s’alzò un formidabile ruggito a cui nessun grido è paragonabile Bhagavadi s’arrestò fremendo ed emettendo sordi barriti. grilletto Avanti! -gridò il capitano Macpherson, le cui dita si raggrinzavano sul grilletto della carabina.

Il mahut lasciò andare un colpo di uncino sul pachiderma, il quale si mise a fare in orribile modo, la proboscide e presentando due aguzze zanne. Fece ancora dieci o dodici passi poi tornò a fermarsi.

Dai bambù si slancio fuori simile a un razzo, una gigantesca tigre emettendo un formidabile miagolio.


[Numero: 96]