merkel 40 le virtù del camaleonte

Lo status quo non basta ora deve innovare

Angela Merkel sa benissimo che il suo prossimo cancellierato sarà il più difficile. Nell’eventualità non irrealistica di un successo soltanto modesto del suo partito (la Cdu), sarà costretta a una combinazione di alleanze più complicata e meno scontata della logorata Grande Coalizione. I possibili nuovi partner di coalizione - chiunque essi siano - si impunteranno sulle loro richieste.Vorranno evitare il pericolo di essere fagocitati da una cancelliera abile ad appropriarsi delle tematiche cui essi si sono dedicati da anni. Salario minimo, giustizia sociale, svolta energetica, matrimoni omosessuali e accoglienza dei migranti sono solo alcuni temi originariamente portati avanti dai Verdi o dalla Spd diventati materia di intervento della Merkel. Il socialdemocratico Martin Schulz, impostando la campagna elettorale quasi esclusivamente su temi sociali interni, mantenendo un generico europeismo di principio, ha rispecchiato la schietta ma limitata anima “socialdemocratica”. Da tempo la Spd ha perso la capacità di pensare in grande, in dimensione europea e internazionale.

Discorso diverso per l’unico av versario frontale dell’intero sistema, l’Alternative für Deutschland, che verosimilmente andrà avanti a testa bassa, per sfruttare al massimo un maldefinibile malcontento diffuso. Ma il risultato sarà paradossale: una affermazione, sia pure relativa, dei nazional-populisti (cui si attaglia a pennello il restaurato qualificativo tutto tedesco di voelkisch) rafforzerà la Merkel.

Se i competitori di Angela Merkel non hanno idee alternative né tanto meno strategie chiare nella politica europea e in politica estera , la cancelliera invece ha capito che sarà decisivo il ruolo che la Germania svolgerà nella difficile situazione geopolitica che ci attende. Ha avuto sempre presente il rapporto intimo che c’è tra la buona situazione interna tedesca e le difficoltà dei partner europei (in particolare alcuni di essi, Italia in testa). Ma non è ancora riuscita a trovare una soluzione. Non si tratta più di difendere le buone ragioni dello status quo ma di innovare.

Per fare questo, deve fare i conti non semplicemente con situazioni oggettive ma anche con personalità politiche in carne e ossa. Una delle caratteristiche di Angela Merkel è il suo modo particolare di entrare in contatto con i politici suoi pari. Dietro al ruolo cerca e fa emergere sempre la persona . Le viene naturale vedere e trattare Donald Trump come incarnazione fisica della nuova, sconcertante e imprevedibile America . Basta un cenno di disappunto del suo viso per segnalare, in modo cortese ma fermo, la sua disapprovazione. Ad essa risponde giorni dopo, in un ambiente che consente una pinta di birra in mano, la dichiarazione impegnativa ai tedeschi e agli europei che dovranno farcela da soli. Non c’è bisogno di altisonanti proclami.

Più complesso è il rapporto personale con Vladimir Putin, come se la loro fosse una vecchia conoscenza (quanto contano i 35 anni passati dalla Merkel nella Ddr e il ruolo non del tutto marginale avuto in quel paese dall’attuale presidente russo?). È come se l’attivismo spregiudicato di Putin per rilanciare il ruolo internazionale della Russia, anche a costo dell’infrazione della legalità internazionale con l’annessione della Crimea, trovasse la disapprovazione della Merkel temperata dalla Realpolitik (di antica matrice bismarckiana). Occorre cercare comunque un punto di compromesso e di compensazione. I nuovi confini orientali dell’Europa sono irreversibili e la crisi russo-ucraina porta idealmente dentro di sé la domanda di dove finisce l’Occidente verso est. È una antica questione che deve trovare una soluzione ragionevole e concordata. Su questo punta tenacemente la cancelliera.

Poi oggi c’è il problema della Francia, partner storico insostituibile per far funzionare l’Unione europea. L’amicizia franco-tedesca non è una giaculatoria. È una condizione vitale - ricca di pagine esaltanti e di nascoste complicità. Adesso è la volta di Emmanuel Macron, elegante incognita anche per Angela Merkel. Il presidente francese ha già detto, senza mezzi termini, che renderà espliciti i suoi piani per il rilancio europeo dopo le elezioni tedesche. Una singolare dichiarazione tra sfida e comprensione. Più chiaro di così...


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