merkel 40 le virtù del camaleonte

I rifugiati a scuola di tedesco scommessa sul futuro della Siria

L’era Merkel sarà ricordata come l’epoca del flusso migratorio proveniente in prevalenza dalla Siria devastata dalla guerra. Quantitativamente inferiore rispetto a quella del 1992, il suo impatto è stato più drammatico nella percezione collettiva, perché collegato a un fenomeno globale ormai considerato inarrestabile. La situazione economica in netto attivo della Germania ha permesso di mettere in moto una gigantesca macchina di assistenza. In città come Berlino si sono create forme di interazione tra artisti europei e gruppi di rifugiati all’interno di progetti finanziati dal Senato. Silvia Maccariello ha partecipato a un workshop, ospitato nell’enorme struttura di Tempelhof, antico aeroporto di Kreuzberg chiuso alla fine degli Anni 90 e diventato un parco. Qui i rifugiati sono stati ospitati prima nell’edificio centrale dell’aeroporto, in spazi ristretti e con poca intimità per ogni famiglia, poi in abitazioni prefabbricate. Il workshop di disegno e pittura era dedicato ai bambini dagli otto ai tredici anni, Silvia racconta del loro entusiasmo, dell’ottimo tedesco imparato in un anno e della loro energia incontenibile: «Impossibile convincerli a fare una pausa anche dopo diverse ore di lavoro».

L’integrazione dei rifugiati adulti avviene attraverso corsi di lingua per tutti, gratuiti e obbligatori. Fino a che non sono in grado di lavorare percepiscono il sussidio di disoccupazione e un finanziamento per il vitto e l’alloggio quando riescono a trovare un appartamento. Gli insegnanti di lingua hanno ricevuto una formazione ulteriore in cui è stato loro richiesto di liberarsi dai pregiudizi e di imparare dagli errori dell’ondata migratoria precedente cavalcata dai movimenti dell’estrema destra. L’errore numero uno è quello di credere che la migrazione sia solo un peso e che i migranti si fermeranno per sempre. Altro errore comune, credere che l’economia non abbia bisogno dei migranti. Al futuro insegnante si spiegano le principali differenze tra la cultura tedesca e quella araba. Il primo corso tenuto da Katrin Heinau, scrittrice e artista, era rivolto a donne con bambini piccoli, che assistevano alle lezioni: «Molte donne erano brave, ma la situazione era obiettivamente complicata, poche riuscivano a frequentare regolarmente». Da un anno Katrin fa corsi di lingua e di alfabetizzazione in una scuola di Neukölln.

Lì le classi sono miste e questo crea altri problemi, racconta: «Per gli uomini arabi è difficile accettare l’autorità di una donna insegnante mentre le allieve hanno difficoltà a parlare liberamente in presenza dei maschi. Un giorno gli uomini erano alla moschea per una festa islamica, allora ne ho approfittato per fare una lezione sugli insulti. Le donne si sono divertite e hanno partecipato più attivamente». Nonostante gli sforzi la comunicazione è costellata di malintesi. Katrin prosegue: «Come far capire a una donna siriana che si prepara ad avere cinque o sei figli e che è certa di non dover mai lavorare fuori casa che qui le cose sono diverse? Quando hanno saputo che ho una figlia, mi hanno chiesto: «Ma allora perché lavori? Vai al Job Center, daranno dei soldi anche a te». Anche Nicolaus Schröder, giornalista freelance, fa corsi per rifugiati da un paio di anni.

Alcuni sono rivolti a categorie speciali, come quello per giuristi che sta svolgendo con un docente della Humboldt Universität. Spiega: «I giuristi sono tra i migliori studenti. Invece i corsi per i medici sono più faticosi. Sanno di essere molto richiesti e che nessuno li licenzierà perché parlano male il tedesco». Consapevole dell’importanza dei migranti d’eccellenza in un Paese con basso tasso di natalità la Germania ha colto questa occasione, per creare network importanti. Nel 2016 la Fondazione Alexander von Humboldt ha attivato il programma Philipp Schwartz per accademici “a rischio” dotandoli di borse di ricerca per lavorare nelle università tedesche. Molti aspetti del futuro che si sta costruendo qui sono ancora sconosciuti, ma quando in Siria finirà la guerra è impossibile pensare che la Germania non avrà un ruolo di primo piano nella ricostruzione.


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