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Dieci piccoli omicidi neonazi: il lato oscuro dell’oblio tedesco

Le foto di Regina Schmeken mostrano una realtà che molti in Germania non hanno voluto vedere per anni. La cecità, in taluni casi anche la tacita complicità di servizi segreti e inquirenti, ha permesso a una cellula terroristica d’ispirazione neonazista di assassinare 10 persone, di rapinare 23 banche e di compiere due attentati dinamitardi restando a lungo impunita.

I luoghi dove si sono consumati questi delitti sono di per sé innocenti, banali, spesso anche brutti e interscambiabili nella loro angosciante normalità. Oggi sono solo più frammenti di un percorso criminoso fra i più efferati e anche misteriosi nella storia del terrorismo. Dieci omicidi compiuti in altrettanti angoli della Germania tra il 2000 e il 2007 dai cosiddetti Nazionalsocialisti clandestini (NSU) ai danni di immigrati di origine turca e greca e di una poliziotta tedesca. Negli ultimi due anni la fotografa Regina Schmeken ha rivisitato i luoghi dei delitti. Parcheggi di periferia, fermate di autobus, piccoli esercizi commerciali rimasti scaramanticamente abbandonati dopo le vigliacche esecuzioni da parte del terzetto terroristico.

Le crude immagini in bianco e nero scattate dalla fotografa e allestite una accanto all’altra in una suggestiva quanto inquietante mostra attualmente in viaggio attraverso la Germania, porta il titolo di Blutiger Boden (terra sanguinante). Blut und Boden (terra e sangue) era invece uno dei gridi di battaglia più usati dalla propaganda nazista per idealizzare un concetto di coesione nazionale basato unicamente sulla presunta supremazia della razza ariana. La stessa ideologia che ha ispirato la cellula terroristica nera nel suo piano criminale che ha insanguinato la Germania. «Le mie fotografie sono un lento avvicinamento a questi luoghi partendo proprio dal basso, dal selciato, dall’asfalto, dalle pozzanghere che rispecchiano l’ambientazione circostante di questi posti che oggi non conservano più nessuna traccia di quello che vi si è consumato», ci racconta Regina Schmeken nel suo atelier di Berlino. «Non è stato facile non scadere nel patetico o nel voyeuristico, ma quando ripercorri i luoghi dei dieci omicidi - mai risolti dagli inquirenti e mai messi in relazione l’uno con l’altro ma considerati nel loro insieme solo nel 2011 per via del suicidio di due dei componenti della cellula – apprendi tutta l’entità di questa terribile vicenda e dei suoi retroscena».

I selciati perennemente umidi di questi squarci di Germania non raccontano altro di ciò che si vede sulla superficie delle fotografie. L’artista è una delle croniste più intense e sensibili della Germania contemporanea. La sua premiata serie Geschlossene Gesellschaft (società chiusa) ha ritratto a cavallo degli scorsi Anni 90 le profonde trasformazioni seguite al crollo del Muro di Berlino e al processo di unificazione fra l’ex Germania socialista con la Repubblica federale. Die Neue Mitte (Il nuovo centro) è una serie di lavori fotografici concentrati sull’era del cancellierato di Gerhard Schröder a cavallo fra il vecchio e il nuovo secolo.

Regina Schmeken, la cui carriera fotografica è iniziata sulle pagine del quotidiano di Monaco di Baviera Süddeutsche Zeitung, è stata capace come pochi altri di catturare col suo obbiettivo il clima di apertura, di curiosità, di leggerezza ma anche di vacua incertezza che ha dominato quell’intero periodo tedesco. Una fase storica in cui la Germania è stata costretta a ridefinirsi, a trovare un suo nuovo baricentro, liberandosi però allo stesso tempo delle tante zavorre legate al suo oscuro passato. Blutiger Boden non è il prosieguo dei precedenti lavori della fotografa, o – peggio ancora – la conseguenza logica quanto tragica di quest’epoca transitoria e irripetibile che ha posto le fondamenta per la nuova Berliner Republik. Nel catalogo della mostra lo scrittore turco-tedesco Feridun Zaimoglu descrive la vicenda della cellula terroristica dei Nazionalsocialisti clandestini come la «storia di un grande danneggiamento». Quello nel rapporto fra tedeschi ed immigrati.


[Numero: 95]