merkel 40 le virtù del camaleonte

Come investitori sono meglio i cinesi per i tedeschi l’Ue è un surrogato dell’impero

Il tedesco più odiato dai greci non è Angela Merkel ma Wolfgang Schaeuble. È lui che ha portato il FMI nell’eurozona, è lui che si è fissato di far tornare la Grecia alla dracma ed è sempre lui l’unico al mondo a ritenere “sostenibile” il debito pubblico greco che si aggira sul 180% del Pil. Ma è stata la Merkel a volerlo, e a dare il suo consenso a condurre le trattative con la Grecia.

Di per sé, il ministro tedesco delle Finanze non è un tipo simpatico. E se parecchi anni fa, una giornalista televisiva greca (ora disoccupata) lo chiamò «vecchio sciancato» - espressione unanimemente riconosciuta come volgare e offensiva - anche lui ha spesso provocato i greci sostenendo che fossero «più ricchi dei tedeschi» perchè hanno la casa di proprietà, perchè le loro pensioni sono più alte di quelle lituane, perchè sono teatranti, e bravissimi nel “pianto greco”. L’ultima sua uscita è stata durante un recente comizio elettorale: i greci «dovrebbero innalzargli un monumento» poiché «li ha costretti a fare le riforme».

Se Schaeuble abusa dello stereotipo degli europei del sud “fannulloni”, grazie a lui in Grecia oramai domina quello dei tedeschi “ottusi e arroganti”. Le dolorosissime memorie della seconda guerra mondiale sono tuttora molto vive. E sicuramente non aiuta la riconciliazione il muro innalzato da Berlino verso le richieste greche di rimborsare finalmente riparazioni e debiti di guerra. La maggioranza dei greci vede nella politica europea della Merkel lo stesso tentativo di dominio che portò a suo tempo alle due guerre mondiali. Una Germania imperiale che punta a trasformare la Grecia in una “colonia di debito”.

Anche i (pochi) investimenti tedeschi in Grecia sono considerati coerenti con questa logica “coloniale” e “predatoria”: società di interessi tedeschi hanno acquistato a un prezzo irrisorio l’ente pubblico delle scommesse e gli aeroporti regionali, due vere e proprie fabbriche di soldi. Gli aeroporti sono andati a una società pubblica tedesca, con capitale preso in prestito da banche anche greche. Due anni fa Tsipras ha provato a rivedere questa convenzione scandalosa: per Berlino era una dichiarazione di guerra. Anche il controllo tedesco della società telefonica, ottenuto già prima dello scoppio della crisi, non ha portato al suo sviluppo ma alla vendita di tutte le controllate nei Balcani, solo per fare cassa. In sostanza, i tedeschi investono pochissimo per ottenere denaro contante, senza alcuna prospettiva di sviluppo. Nella loro visione del mondo, la Grecia sembra destinata a essere per sempre un bel posto per passare le vacanze e null’altro. Schaeuble ha avuto da ridire perfino per le «dimensioni sproporzionate» della flotta mercantile greca. Per i greci, non c’è confronto con i grandiosi investimenti dei cinesi nelle infrastrutture.

Durante questi dolorosi sette anni di durissima crisi di queste manifestazioni di “solidarietà europea” ce ne sono state in quantità. Il risultato non è stato altro che confermare nei greci la convinzione che la Germania è un problema serio non solo per loro ma per tutti gli europei. Se non si risolve velocemente, il processo di unificazione rischia di andare a rotoli. L’Unione Europea non può funzionare da surrogato dell’impero tedesco. Malgrado queste tensioni con Berlino, ogni estate milioni di tedeschi vengono in vacanza in Grecia. Molti pensionati hanno anche deciso di stabilirsi in maniera definitiva. Per contro, sono centinaia di migliaia i giovani laureati greci che emigrano in Germania. Molti di loro sono accolti dagli zii e dai cugini che erano emigrati negli anni Sessanta e Settanta: non sono mai tornati in patria ma tifano ancora per la squadra del paesello. Mai nessun problema di convivenza, nè sulle rive del Reno nè sulle coste dell’Egeo. I tedeschi ironizzano sui caffè strapieni giorno e notte, sul caos apparente, sull’indisciplina diffusa. I greci tollerano i ditini alzati, la sicumera luterana, perfino le calze con i sandali. Si vive a fianco a fianco ma ognuno a suo modo: i “fannulloni” bevono ouzo, gli “ottusi” preferiscono la birra. In fondo, l’utopia europeista è proprio quella. Per chi ancora se la ricorda.


[Numero: 95]