cheeeese sorridete la vita è cruda

Senza migranti pastori i nostri pascoli sarebbero scomparsi

Lapastorizia è un sistema di allevamento estensivo, che permette di valorizzare le risorse naturali di territori - aree di montagna o ambienti semiaridi - che sarebbero altrimenti difficili da coltivare. Da sempre interpreta e modella i paesaggi mediterranei, scandisce i ritmi e anima i miti e i riti delle popolazioni che li abitano, contribuendo a fornire prodotti di qualità e servizi ambientali fondamentali per la gestione e la salvaguardia di territori ricchi e fragili.

Nonostante l’immaginario bucolico, quello del pastore è un lavoro duro, che implica la presenza costante dell’uomo al seguito degli animali. Spesso alloggiati in baracche o caravan privi di ogni comfort, i pastori devono fare i conti non solo con il clima, ma sempre più spesso con i predatori, con le impellenze amministrative e burocratiche via via più ingenti e invadenti.

Come altri settori agricoli, la pastorizia attraversa da molti anni una fase di grande difficoltà, frutto di uno sfasamento fra i dettami delle nuove politiche agricole, ecologiche e commerciali - spesso sfavorevoli e poco attente ai reali bisogni dei professionisti - e la pratica concreta della professione, sempre più fragile e marginale. In questa morsa l’Europa mediterranea ha perso in due decenni quasi il 30% delle greggi.

Questa ristrutturazione ha contribuito a creare condizioni poco attraenti per le nuove generazioni, che, a fronte dell’aumento delle mansioni e delle responsabilità , hanno visto calare i margini di guadagno. Si assiste così da anni a una problematica forte relativa al ricambio generazionale e della manodopera sui pascoli e nelle stalle. La crescente presenza di lavoro salariato indica la perdita della dimensione familiare delle aziende, e il fatto che una grandissima parte di questi salariati siano oggi stranieri indica che alle condizioni e con i salari attuali rimane difficile reperire forza lavoro locale. È infatti fondamentalmente grazie alle dinamiche migratorie che la pastorizia continua a esistere in tante regioni in Italia come in altri paesi limitrofi.

Senza il contributo della manodopera straniera, in Italia oggi sarebbe difficile incontrare greggi e armenti tra i monti abruzzesi o nelle colline maremmane o nelle valli alpine: gli stessi pascoli rischierebbero di essere divorati dal bosco, e le piccole aziende sarebbero costrette a chiudere.

Una buona parte di questi pastori immigrati provengono dalla Romania, ma in certe regioni si registrano presenze importanti di marocchini, macedoni e albanesi. Nella maggioranza dei casi si tratta di giovani uomini provenienti da comunità rurali dove la pastorizia e gli animali rappresentano una parte importante dell’economia locale . In molti casi, tuttavia, si tratta di persone attratte dal settore agricolo grazie alla forte domanda di manodopera.

Come già accaduto in passato (si pensi alla presenza dei Sardi che hanno “salvato” la pastorizia nell’Italia centrale nel dopoguerra, o ai Piemontesi che emigravano dalle vallate del cuneese per lavorare come salariati al seguito delle greggi della pianura francese della Crau) il contributo di queste immigrazioni si è rivelato strategico nel preservare e riprodurre una pratica fondamentale per il patrimonio culturale e l’identità territoriale locale. I rapporti fra salariati stranieri e datori di lavoro italiani non sono tuttavia sempre idilliaci: oltre ai frequenti contrasti legati a lingue e culture diverse, permangono situazioni al limite della legalità sia per le condizioni di alloggio che per la situazione contrattuale e salariale - nonostante grandi passi siano stati compiuti negli ultimi anni.

La migrazione sta rimodellando le nostre società, sollevando questioni sulla sostenibilità di questo processo. In un momento in cui la società sembra temere che l’immigrazione rappresenti una minaccia alla cultura e alle tradizioni locali, in molte aree rurali d’Europa, gli immigrati svolgono un ruolo chiave nel mantenimento e nella riproduzione delle società locali, delle loro tradizioni e del loro patrimonio ambientale, sociale e culturale. Coinvolgere le comunità immigrate nei processi di cambiamento, adattamento e innovazione del settore, stabilizzandoli e responsabilizzandoli, offre l’opportunità di rafforzare la resilienza e la sostenibilità di questa pratica tradizionale e strategica per la gestione del territorio montano.


[Numero: 94]