cheeeese sorridete la vita è cruda

Se siete in collera mangiate formaggio fresco

Anche se spesso ai medici viene chiesto se il latte sia un alimento sano o no, per rispondere bisogna concepire un ragionamento fondato sull’osservazione di diversi fenomeni, rispondere a seconda delle costituzioni fisiche e di altre discriminanti. Pertanto, quando si chiede quali sono i formaggi adatti ai collerici, bisogna considerare che tre sono i tipi di terapia (come dice Galeno nel terzo libro dell’Arte medica), cioè quella preventiva, quella conservativa e quella curativa vera e propria. Se si parla della terapia conservativa si deve dire che le cose calde, come coadiuvanti, hanno bisogno delle cose calde, e quelle fredde di quelle fredde (come dice Galeno nello stesso punto): il principio è che la conservazione avviene grazie al simile; e così, in una terapia prettamente conservativa, a un corpo piuttosto caldo come quello collerico si adatterebbe un formaggio di costituzione piuttosto calda come quello stagionato, salato o piccante (tutte cose che denunziano calore); e così, analogamente, bisogna parlare delle altre costituzioni.

Però, siccome utilizziamo molto di rado questa terapia strettamente conservativa e mettiamo in uso piuttosto quella preventiva, per impedire a un fisico collerico di inclinare ulteriormente verso il caldo, somministriamo alimenti freddi, e viceversa ai flegmatici alimenti caldi. Secondo questo principio ai collerici si adatterebbe meglio un formaggio di costituzione più fredda come quello non salato o almeno non eccessivamente salato, il quale è buono per stemperare l’acutezza dell’umor collerico, mentre un formaggio stagionato o salato lo aumenterebbe e stimolerebbe.

Dico questo in relazione alla costituzione generica, perché in merito a qualche altra costituzione potrebbe essere necessario giudicare diversamente. Infatti con una costituzione collerica va o può andare di pari passo una tale freddezza e umidità di stomaco che, richiedendo la somministrazione di cibi calorifici ed essiccativi, può suggerire l’uso di un formaggio invecchiato o salato piuttosto che di uno fresco. Fa parte della cautela professionale di un medico il considerare, oltre che la costituzione generica, anche la costituzione specifica delle varie parti del corpo, la stagione, il luogo, l’abitudine e simili.

Si può con giusta ragione stabilire ciò che convenga a ogni particolare individuo, e non bisogna rispondere alle domande con faciloneria. Ma bisogna tener conto per prima cosa che tra i formaggi c’è grande diversità […] Così un formaggio può essere fresco, un altro stagionato e un altro mezzo e mezzo. Parimenti uno può essere buono, un altro cattivo e un altro così così.

Si deve comunque precisare che un formaggio può essere definito buono o cattivo sia di per sé sia rispetto a chi lo mangia. Di per sé è buono se è fatto con buon latte, se è stato ben confezionato e se è stato ben conservato. Rispetto al consumatore potrebbe essere definito cattivo perché in lui sortisce un cattivo effetto […] C’è diversità nei formaggi anche rispetto alle stagioni, perché lo stesso formaggio, buono in sé, sarà migliore in una stagione piuttosto che in un’altra.

Per esempio un formaggio fresco, anche se molto ben equilibrato, sarà migliore d’estate che d’inverno, perché d’estate il fisico ha soprattutto bisogno di agenti freddi e perché si sa che il formaggio fresco è rinfrescante. […] Perciò, credo di dover dire, in conclusione, che il formaggio fresco, soprattutto se non salato, si addice ai collerici più di quello stagionato, s’intende a parità di altri fattori, perché altrimenti potrebbe verificarsi l’opposto. Così, traendo indicazione dalla stagione, possiamo affermare che il formaggio fresco è più adatto d’estate che d’inverno.


[Numero: 94]