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Si impara a leggere e si cresce con la pratica della scrittura manuale

Tra le capacità di lettura tradizionalmente valutate, quella che sembra indicare il maggior segnale di successo nella lettura è la classificazione visiva delle lettere. Migliorare il livello di categorizzazione in età infantile dunque (ancor prima dell’asilo) è un passaggio fondamentale per rafforzare la capacità di lettura.

Nonostante insegnare ai bambini a classificare le lettere (cioè a capire che una qualsiasi “A” appartiene alla categoria delle “A”) avvenga attraverso la vista e il suono (ovvero, osservando le lettere, ascoltandone il nome, ascoltandone il suono), sempre più ricerche sostengono l’idea che la scrittura a mano faciliti l’apprendimento nel breve periodo e aiuti a raggiungere migliori risultati scolastici in seguito. Ciononostante, i bambini in età prescolare spendono in media solo un minuto della loro giornata scolastica nella pratica della scrittura a mano. Inoltre, ci sono sempre più conferme che i bambini con disabilità di lettura, inclusa la dislessia, presentano anche difficoltà nella scrittura.

La ricerca neuroscientifica dimostra che i meccanismi del cervello che supportano la categorizzazione visuale delle lettere rispondono nei bambini in età prescolare esclusivamente dopo la pratica di scrittura a mano ma non dopo stimoli audio-visivi, composizione a tastiera o esercizi di individuazione. Nell’insieme, le ricerche suggeriscono un ruolo cruciale della pratica della scrittura manuale nello sviluppo dell’abilità di classificazione delle lettere e nello sviluppo dei network neuronali che supportano la percezione delle lettere e la lettura.

Esiste però un “buco” nelle nostre conoscenze: non sappiamo perché la scrittura a mano abbia un impatto sull’abilità di classificare le lettere. Si è ipotizzato che l’azione motoria del produrre una lettera – tratto dopo tratto – stabilisca una connessione tra la percezione di essa e la pianificazione del movimento che serve a crearla, risultando in un doppio processo visivo e motorio. Ma come accade che questo sistema faciliti il riconoscimento? Ci sono diverse ipotesi a riguardo.

Per quanto riguarda la scrittura a mano, osserviamo profondi cambiamenti nel cervello dei bambini in età prescolare. In questi anni, i bambini hanno appena iniziato a imparare come identificare le lettere e come scriverle a mano. La loro scrittura è confusionaria e a tratti difficilmente comprensibile. La forma prodotta dunque è un esempio di lettera che non rispecchia il prototipo appreso. E ancora quando la lettera è nuovamente riprodotta a mano, differirà dalla prima che è stata scritta, e sarà sempre dissimile dal modello appreso. Nel tempo i risultati saranno esempi di lettere con una grande varietà, seppur appartenenti alla stessa categoria. Ed è proprio questa varietà nella percezione la chiave dell’effetto positivo che la scrittura a mano ha sull’apprendimento delle lettere. Il cervello controlla il corpo (che ha scarsa destrezza a quest’età), per produrre una lettera (che è confusa) che risulta in uno stimolo (la forma variabile) che serve a modificare il sistema cerebrale (la rappresentazione e il riconoscimento delle lettere).

Per identificare un simbolo appartenente a una particolare categoria, dobbiamo ignorare le informazioni visive irrilevanti e concentrarci sugli aspetti fondamentali. Con le lettere questa capacità non è scontata e può essere considerata come una forma di coerenza degli oggetti: la lettera “A” è ancora una “A” nonostante possibili grandi variazioni nella sua scrittura. L’abilità di riconoscere simboli nonostante i cambiamenti nelle loro forme si acquisisce con l’esperienza: scrivere lettere a mano dunque è un modo in cui i bambini apprendono esemplari altamente variabili di una singola categoria.


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