corsivo sì grazie

Ogni lettera è un universo: il mio manifesto per la libertà

Quando guardiamo una collana di perle raramente vediamo il filo di seta che segretamente le tiene unite. Ecco, se noi togliessimo quel filo di seta, tutto cadrebbe a terra e saremmo costretti a vedere le perle come fatto singolo, come bellezza individuale, come preziose sfere di madreperla slegate dalla funzione decorativa che la collana assume.

Fatto? Bene. Ora facciamo così anche con l’alfabeto. Madonna, che rivoluzione, mai successo prima d’ora.

Mi spiego meglio. Arriviamo in questo mondo piangendo. Tutti i bambini fanno la stessa cosa, appena arrivano sul pianeta. In principio fu il suono, o meglio il pianto. Impariamo ad ascoltare prima e a parlare poi. Il nostro primo contatto con le lettere è sonoro, dunque.

Poi impariamo a tenere in mano un pastello, una matita, un pennarello. Il nostro secondo contatto con la scrittura è illustrato, è il disegno il ponte levatoio che ci conduce all’alfabeto.

A di albero, B di banana e C di casa. E infine, il segno geometrico. La bellezza della composizione. Diverse come le nazioni, come i continenti, come le culture. Ma sempre tutte in comune hanno un supporto (la carta), un mezzo (una penna) e un gesto (la mano che scrive).

Chi scrive e legge si astrae dal mondo, entra in una dimensione parallela dove il silenzio è il regno della mente e dove le parole sono le emozioni che ci guidano.

Per secoli l’uomo ha unito le stelle creando segni. Una sorta di alfabeto zodiacale fatto di segni caratterizzanti e capaci di raggruppare le nostre tipologie mentali e spirituali.

Per secoli i bambini unisco i puntini, creando disegni mai visti prima d’ora.

Per molti creativi, l’alfabeto è stata una ricerca formale da rifare con altri elementi. Con il corpo umano, con le fotografie sott’acqua, con le ombre delle mani proiettate o con le foto di dettagli delle nostre città.

Ma sempre resta l’invisibile filo di seta che ci ricorda che tutte le lettere sono comunque parte dell’alfabeto. E come tale sono api operaie, hanno una funzione precisa da svolgere e devono essere coordinate tra di loro. Metti che tu sia una lettera O (di origami) e nasci nella famiglia dei Bodoni. Mica puoi toglierti di dosso le grazie e diventare un bastone, per passare nella famiglia degli Helvetica! Mica sei un pezzo unico come l’ape regina, tu. Sei una lettera dell’alfabeto e come tale devi appartenere a una squadra con delle regole precise. Anche nel caso della scrittura a mano, che tanto spazio sta trovando tra le nostre attività da riscoprire, ogni lettera fa parte di uno stile preciso. Deve avere lo stesso pennino, lo stesso inchiostro e lo stesso supporto, perché la sua funzione è quella. Comporre parole, per creare significati, per comunicare concetti. Insomma, sempre di funzioni stiamo parlando.

Beh, non mi piace tutto questo. Ho pensato di liberare le lettere, innalzando la loro composizione grafica al livello artistico, celebrando la loro bellezza al di là della funzione e superando il coordinamento vincolante dell’alfabeto. Voglio celebrare la loro individualità, dipingere la loro bellezza intrinseca, trovare le relazioni primarie infantili che ogni lettera porta con sé.

Per dire. La lettera S è la lettera di Sogno, di Sesso e anche di Salame. La lettera D è la lettera di Dado, di Dromedario e anche di Dio. La A è un triangolo perfetto mentre la O simboleggia l’infinito, non avendo né inizio né fine. La lettera N quando si addormenta diventa una Z, mentre la M è una V che cammina con le stampelle. Insomma, ho scritto un manifesto per la liberazione delle lettere (www.lorenzomariniarte.com) e vado in giro per il mondo con 26 opere di un metro per un metro dedicate alla forza della semplicità architettonica di questi segni bellissimi. Che non servono più solo a leggere e a scrivere ma anche a essere felicemente indipendenti. E belli.


[Numero: 93]