corsivo sì grazie

Inchiostro azzurro sfumato per la poesia d’amore

P er lungo tempo egli rimase immerso in preghiere e penitenze, e solo di rado usciva dal folto cortinaggio del recesso in cui si era segregato. A Dama Akikonomu mandava molti messaggi chiedendo sue notizie, e a questi ormai ella rispondeva personalmente. Dapprima era stata troppo timida per farlo; con grande costernazione della sua vecchia nutrice, che le spiegava come il non rispondere alle lettere sia considerato molto villano. Un giorno, mentre egli sedeva a guardare la fiera tormenta di grandine e di neve che galoppava in un confuso finimondo lungo tutto il paese, non poté a meno di domandarsi come si sentisse Dama Akikonomu in una giornata così orribile e mandò un messaggero al suo palazzo. – Mi domando se vi piaccia questa tempesta, - egli scrisse, e aggiunse la poesia: «Vedo una casa in lutto; fosche procelle la minacciano, e alto tra le nubi pende uno spettro con ala inquieta». Era scritta su carta d’un tenue colore azzurro sfumato di grigio; la scrittura e il modo com’era disposta sul biglietto volevano intenzionalmente essere di quelle che fanno colpo su una fanciulla.

A tal punto questa elegante missiva abbacinò l’occhio inesperto della giovane, che ancora una volta ella si sentì del tutto incapace di rispondere, e solo quando tutti i membri della sua casa, uno dopo l’altro, la rimproverarono di tanta scortesia e ingratitudine, si decise a prendere un foglio di carta d’un cupo color grigio e fortemente impregnato di profumo, e a pennellate così lievi che a stento si distinguevano scrisse la poesia: «Ah, se come le falde di neve quando sono stanche di precipitare potessi anch’io lasciarmi cadere sulla terra e finire i miei giorni!». La scrittura non aveva niente di eccezionale, ma aveva un garbo che portava i segni inequivocabili del lignaggio di chi scriveva. Egli si era formato un’alta opinione di lei al tempo in cui essa era andata a Ise, e aveva rimpianto molto che si fosse ritirata dal mondo. Adesso ella era tornata una persona come tutte le altre, e , se egli intendeva di coltivarne l’amicizia, era interamente a sua disposizione. Ma proprio questo (com’era solito lui) capovolse i suoi ostacoli, gli pareva di approfittare bassamente.

Quantunque nell’occuparsi di Dama Akikonomu non facesse che assecondare le richieste della madre, sapeva benissimo qual era la conclusione che tutti a Corte si aspettavano di quella storia. Ebbene, una volta tanto la loro aspettativa sarebbe stata delusa. Egli era fermamente deciso a educarla in piena regola, e non appena l’Imperatore avesse raggiunto l’età del giudizio, a presentarla a Corte; insomma, ad adottarla come figlia, cosa che, considerata l’esiguità della sua prole, era perfettamente naturale. Le scriveva di continuo lettere piene di espressioni gentili e incoraggianti, e di quando in quando si recava al suo palazzo.

– Quello che mi piacerebbe davvero, - disse un giorno, - sarebbe che voi mi consideraste, se mi permettete di esprimermi così, come uno che tiene il posto della vostra cara madre. Non potete trattarmi qualche volta come se fossi un vecchio amico? Non potete consegnare alla mia fidatezza qualcuno di quei segreti che eravate solita confidare a lei? – Simili appelli non facevano che imbarazzarla. Essa aveva condotto una vita così ritirata che anche il solo aprir bocca alla presenza di un estraneo le sembrava un cimento terribile, e le sue gentildonne alla fine erano costrette a fare ammenda come potevano. Era una fortuna che molti dei funzionari e delle gentildonne della fanciulla fossero in stretti rapporti con la famiglia imperiale, e pertanto avrebbero potuto, se il suo progetto di insediarla al Palazzo non fosse andato in fumo, aiutarla a farsi valere. Sarebbe stato contento di conoscere meglio il suo aspetto, ma essa lo riceveva sempre standosene dietro le sue cortine, e lui non si sentiva né autorizzato a prendersi le libertà concesse a un padre, né tanto sicuro di sé da desiderare di mettere alla prova i propri sentimenti paterni. Era infatti molto incerto sulle proprie intenzioni, e per il momento non rivelò ad anima viva i suoi progetti su di lei .


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