Vieni avanti creativo

Persone e pensieri in competizione Il campo di gara è aperto a tutti

Riccardo Donadon, cinquanta anni, veneto di Treviso, è da almeno un ventennio uno dei protagonisti dell’innovazione digitale del nostro Paese. Fondatore di Mall Italy Lab, il primo centro commerciale virtuale italiano sorto nell’ambito del gruppo Benetton, poi della web agency E-TREE. Vendute queste attività nel 2005 Donadon fa nascere H-FARM, il primo venture incubator privato del Paese nato con l’obiettivo di trasformare idee innovative in investimenti di successo. H-FARM opera in alcuni casali nell’immensa tenuta agricola di Ca’ Tron, di fronte alla laguna di Venezia. Oggi l’azienda di cui Donadon è presidente e amministratore delegato ha virato nella direzione della formazione di giovani per le sfide della nuova era digitale, con un percorso che va dall’asilo al master universitario, e verso la consulenza per la trasformazione digitale delle aziende, per individuare le innovazioni che possono aiutarle a fare meglio il loro lavoro.

In azienda - quotata in Borsa sul mercato AIM dal 2015 - hanno lavorato o lavorano 550 persone, di cui il 70 per cento hanno meno di 30 anni. Il fatturato 2016 è stato di 32 milioni, con una previsione di crescita importante per il 2017, anno per cui è previsto il pareggio. Il ramo “acceleratore” ha visto investimenti per 25 milioni in 97 iniziative imprenditoriali, di cui sei o sette sono state cedute; ogni anno circa tre milioni di euro vengono investiti in nuovi progetti.

Insomma, Riccardo Donadon è la persona giusta con cui ragionare dell’Economia Arancione, ovvero dei meccanismi con cui sprigionare in politica, in economia, nell’impresa, nel sociale, la potente energia che nasce dalla creatività. «La creatività - spiega - è sinonimo di innovazione. È un terreno, un’attività sulla quale la competizione è solo tra le persone, i loro pensieri, il loro vedere il mondo ed il loro background, la loro formazione culturale».

E uno dei modi per generare creatività è creare dei contesti dove sia possibile esprimerla, e in modo armonico. H-FARM, ad esempio, è un ambiente pensato per rispecchiare la semplicità della natura, e per questa via «favorire lo sviluppo creativo, e soprattutto far in modo che le persone che lavorano qui cerchino di interpretare la tecnologia nel modo più semplice possibile». Il “trucco” è quello di utilizzare mezzi semplici e consueti, anche se forse inconsueti per il mondo del lavoro tradizionale. Ad esempio, favorire il lavoro condiviso e la contaminazione creativa con spazi di coworking o di open space: l’idea è che lo spazio di lavoro non è più assegnato, ma che una persona si siede dove trova spazio o dove viene maggiormente stimolato. Non basta. «Noi- racconta Donadon - abbiamo creato una grandissima serra con tante piante dove si può lavorare, mangiare, o trascorrere semplicemente del tempo parlando».

A volte si presume che la finanza e l’impresa tradizionale siano diffidenti, se non ostili, nei confronti di questi approcci alla creatività imprenditoriale innovativi ma “anomali”. Nell’esperienza concreta del presidente di H-FARM non è più così, e non solo perché i clienti ovviamente vengono a Ca’ Tron proprio per essere stimolati e “caricati”. «La mia convinzione - ragiona l’imprenditore - è che vi sia una chiara necessità delle aziende di acquisire una creative disruption dei loro modelli organizzativi, per creare linee di innovazione in grado di interpretare i nuovi sviluppi che ci sono sul mercato. Le aziende ricercano attivamente ambienti e contenuti che cambino la ‘traiettoria’ più scontata”. Dunque, la situazione si è apparentemente rovesciata: tutti i grandi operatori ricercano ansiosamente la creatività, e fanno il possibile per attrarre talenti e acquisire gente in gamba. «E se un’azienda vuole davvero portarsi a casa l’energia della generazione giovane, l’energia che le consentirà di interpretare il cambiamento che è in atto, deve per forza di cose diventare attrattiva dal punto di vista professionale e lavorativo».

Inutile proporre modelli organizzativi gerarchizzati, orari invalicabili, abito di grisaglia e cravatta: «Non credo che un giovane di talento possa essere interessato - è la replica - quelli bravi ma bravi davvero li puoi far collaborare ai tuoi progetti solo a certe condizioni».

Naturalmente non è questo un discorso che si può applicare a tutti i settori economici, come tanti giovani di valore purtroppo ben sanno. Di certo le cose vanno così nel mondo della trasformazione digitale, che è la specialità della casa di H-FARM insieme alla formazione e all’educazione, con clienti grandi e piccoli tra cui Enel, Generali, Autogrill, Luxottica. Dove per trasformazione digitale si intende la reingegnerizzazione di processi digitali che riguardano dunque anche settori industriali più tradizionali, nell’ottica di quella che viene chiamata Industria 4.0, dove il digitale può essere “pluggato” in processi industriali non digitali. «Qualche esempio? Da quattro anni - spiega Donadon - collaboriamo con Tecnogym, che ci ha chiesto di fare lo scouting delle tecnologie e delle innovazione più interessanti nell’ambito del wellness. Parliamo in questo caso di un oggetto industriale in cui il digitale è solo una componente. Oppure lavoriamo sulle tecnologie che possono cambiare il mondo del retail, il commercio al dettaglio: come può cambiare all’interno di uno spazio fisico l’esperienza del cliente, gli schermi, le tecnologie che possono essere indossate, la cassa e i sistemi di pagamento».

In questo momento, a sentire Donadon, nel portafoglio di H-FARM ci sono un paio di idee imprenditoriali che hanno la possibilità di diventare un “botto” e cambiare (un po’) il mondo. «La prima - dice - si chiama Antlos, ed è particolarmente adatta a questo periodo dell’anno. Si tratta di una sorta di Airbnb o di Uber della barca, che permetterà all’utente di prenotare facilmente crociere con skipper verificati. Secondo me avrà successo, ed è una idea che non può non nascere in un paese come l’Italia, circondato dal Mediterraneo. E poi c’è Depop, che è un’iniziativa nata nel 2010 e che ha già oggi 4,5 milioni di utenti. Si tratta di una specie di Instagram; soltanto che invece di fotografare paesaggi o persone si possono fotografare oggetti, tendenzialmente di moda, per metterli in vendita. Magari una borsa o un vestito che non si usa più. E sull’applicazione c’è un tasto per consentire a chi li vede di acquistarli con un click».


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