Vieni avanti creativo

Ora disegno Spider-Man e non è un gioco da ragazzi

Non fosse stato per il suo vicino di casa probabilmente Sara Pichelli oggi lotterebbe ancora con diverse forme di precariato. E invece lavora come disegnatrice per la Marvel, una delle principali case editrici al mondo nell’ambito fumetti. Lo fa dall’Italia. E da qui ha co-creato con lo statunitense Brian Michael Bendis il nuovo personaggio di Spider Man: Miles Morales, il primo Uomo Ragno afroamericano. L’ultimo, finora, del classico dei fumetti, nato all’inizio degli Anni 60 dalla fantasia di Stan Lee e Steve Ditko.

Tutto è iniziato quando, appena arrivata a Roma da Porto Sant’Elpidio, a 19 anni, Sara si iscrive a Lingue Orientali alla Sapienza. Passa un anno ma si accorge che le lezioni non la interessano come dovrebbero. La sua casa di studenti appena immatricolati è nella zona di Testaccio, nei pressi della vecchia sede della Scuola Internazionale di Comics di Roma. Il suo vicino ne frequenta i corsi e lei osservando le cartelline colorate con i disegni si incuriosisce e decide di chiedere informazioni e poi iscriversi a un programma triennale di animazione, seguito poi da un master in animazione 3D.

«Arrivata da un piccolo paesino delle Marche, non sapevo neanche che esistessero realtà di questo tipo. A Roma ho iniziato a interessarmi all’animazione, alle fumetterie. A informarmi. I miei genitori mi hanno sostenuto in questo. Mi dicevano: non capiamo quello che stai facendo ma se questo è quello che vuoi ti diamo fiducia. All’epoca, molto più di oggi, l’attenzione al “pezzo di carta”, alla laurea era molto alta e, non molto differentemente da oggi, si guardava al business delle industrie creative con un certo scetticismo». Invece a distanza di anni può dire di aver fatto la scelta giusta. Pichelli oggi ha un pubblico che la segue e la ama e può competere sul mercato internazionale. «Quello americano è certamente un mercato molto dinamico. Per resistere bisogna lavorare moltissimo. Non ci sono orari, ma tante scadenze. E per quanto si può essere affermati la competizione è sempre aperta e a livello globale. Di certo il sistema è molto differente, più dinamico rispetto a quello italiano. Lì ci sono cinque o sei grandi case editrici di fumetti che si fanno una lotta spietata per conquistare i lettori. In Italia c’è principalmente una grande casa editrice, la Bonelli, ma si fatica a creare un mercato aperto e competitivo».

Anche la passione per il fumetto è arrivata un po’ per caso, merito anche del compagno di allora e di oggi, David Messina, celebre fumettista. E l’opportunità della vita è arrivata con un concorso internazionale «È stato buffo perché di quel concorso, che doveva diventare un appuntamento annuale, è stata fatta una sola edizione: quella in cui sono stata selezionata io». Caso e fatica, studio e coincidenza. Così come la creatività è il frutto dell’applicazione e di un’intuizione spesso dettata dal caso, così la carriera di Sara ha preso piede grazie a una imprevedibile alchimia di fattori. Colti però al momento giusto: anche per crearsi una carriera bisogna essere creativi.

«Se guardo i miei coetanei oggi (Sara ha 35 anni) posso dire che, nella diversità delle situazioni e nella somiglianza dei livelli di stress, la differenza è che nonostante tutto io sono estremamente soddisfatta di quello che produco. Chiudere una tavola, creare qualcosa è un meccanismo estremamente gratificamene». E il sistema formativo e lavorativo dimostrano che le industrie creative assomigliano per molti versi ad altri tipologie di azienda: «Da un certo punto di vista si tratta di una catena di montaggio: io disegno le sceneggiature che arrivano dagli Stati Uniti. Poi ci sono gli interventi dell’inchiostratore e del colorista. Passaggi che contribuiscono a realizzare il lavoro finale. Il mercato statunitense è molto vivo e nel fumetto si affrontano problematiche e temi sociali che toccano la società. Il fumetto non è visto come un prodotto per bambini. Anzi, è un prodotto esclusivamente per adulti». Come la creatività, che non è (solo) un gioco da ragazzi.


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