Vieni avanti creativo

Fantasia più ragione uguale creatività

L’artista opera con la fantasia, mentre il designer usa la creatività. Naturalmente non sempre l’artista usa la fantasia, ma questa è una delle caratteristiche presente in minore o maggiore quantità in quasi tutte le opere d’arte, anche nella fotografia che un tempo non era considerata come arte visiva. Anzi, per definire un dipinto piattamente verista si diceva che era fotografico, intendendo dire che era senza fantasia, mentre oggi la fotografia ha largamente dimostrato che anche con un mezzo tecnico più complesso del pennello, se uno è artista può esercitare anche in questo campo la sua fantasia. Sarà quindi necessario modificare questo tipo di definizione e, se si vuole definire un’opera d’arte senza fantasia, si potrà usare come esempio uno di quei quadri che riproducono esattamente la realtà visibile senza alcuna modificazione.

La fantasia è una facoltà dello spirito capace di inventare immagini mentali diverse dalla realtà nei particolari o nell’insieme; immagini che possono anche essere irrealizzabili praticamente.

La creatività è una capacità produttiva dove fantasia e ragione sono collegate per cui il risultato che si ottiene è sempre realizzabile praticamente.

Con la fantasia si può immaginare tutto quello che si vuole: un orologio a molle come quello di Dalì in un suo celebre quadro, si può immaginare un treno di cioccolata, come nelle favole, si può immaginare una musica che prima non esisteva, una architettura strana e quasi irrealizzabile come quella di Gaudì, un racconto di fantascienza, una motocicletta liquida a sezione triangolare curva con freni di lana, ruote di cenere plastificata con gabropoliestere rinforzato e sella di piume di pavone.

Con la fantasia l’artista vede quello che pensa, vede l’opera finita se vuole (e molti artisti oggi si accontentano di fantasticare senza mostrare al prossimo il frutto delle loro fantasticherie). In certi casi l’artista vede tutto prima, e poi lo dipinge o lo scolpisce o lo scrive ecc.; in altri casi un pittore può operare in parallelo tenendo sempre desta la fantasia mentre lavora e la fantasia stessa suggerisce tutte le mutazioni dell’opera finché a un cento punto “si sente” che la cosa è conclusa.

L’artista opera con la fantasia in uno stato d’animo in cui la ragione è assente, l’ambiente non è percepito; l’artista guarda o ascolta tutto rivolto dentro di sé finché non ha messo a fuoco queste percezioni mentali al punto di dar loro una forma conclusa.

Fantasia non è fantasticheria dove uno si lascia andare senza alcuna. Fantasia non è fantasticheria dove uno si lascia andare senza alcuna preoccupazione di raggiungere qualcosa.

Molti artisti per mettersi in questo stato di grazia hanno bisogno di stimolanti, che variano a seconda dei tempi, altri artisti si trovano, a loro insaputa, in questo stato e in quel momento sono “assenti”, come dicono i familiari.

Valéry diceva che piuttosto di creare un capolavoro tra i più belli in stato di trance e fuori di se stessi è preferibile scrivere ludicamente qualcosa di debole. Probabilmente si preoccupava della ripetibilità di una esperienza che possa diventare un metodo creativo.

Mentre quindi l’artista vede con la fantasia una forma o un insieme, o una situazione, o altro e si sforza poi di realizzarlo così come lo aveva vissuto, il designer non sa che forma avrà l’oggetto che sta progettando finché non avrà risolto e armonizzato creativamente tutte le componenti del problema, però ne accetta la soluzione purché si presenti come una delle ottime. In questo caso il risultato finale è una sorpresa, benché approssimativamente il designer ne abbia avuto una percezione, che può servire da stimolo per altri casi di creatività.

Con la creatività il designer, dopo aver analizzato il problema da risolvere, cerca una sintesi tra i dati ricavati dalle varie componenti per trovare una soluzione ottimale inedita, dove ogni singola soluzione sia fusa con le altre secondo il modo che si ritiene migliore per giungere ad un equilibrio totale.


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