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Business, gioco e mix di culture: il primato delle città australiane

Federation Square, Melbourne, uno dei nuovi distretti culturali australiani

Per essere un’isola di 24 milioni di persone al limite estremo dell’Asia-Pacifico, l’Australia ha una presenza smisurata nella cultura pop globale. Attori come Hugh Jackman e Cate Blanchett, produttori cinematografici come George Miller e Peter Weir, la musica di Kylie Minogue, di Keith Urban e degli AC/DC, la fama globale della cultura indigena… Tutti questi fenomeni hanno una risonanza internazionale che indica una cultura orientata verso il resto del mondo.

Il successo dell’industria creativa Australiana è in parte dato dalla fortuna e in parte frutto delle politiche messe in atto. Come Paese anglofono, l’Australia è profondamente coinvolta nella cultura globale e nel flusso dell’intrattenimento: è esposta ai prodotti culturali statunitensi, ma ha anche ricevuto tanti stimoli da altre aree del mondo. Questo focus verso l’esterno è rafforzato da una forte immigrazione di massa: circa il 40% degli australiani sono nati oltreoceano, o hanno uno o entrambi i genitori nati oltreoceano. Circa un milione di australiani (il 4,6% della popolazione) sono di origini italiane. Inoltre, gli istituti di istruzione superiore hanno una grande diversità culturale, con circa il 20% degli studenti nati oltreoceano.

La diversità culturale, il multiculturalismo e l’orientamento globale sono aspetti importanti. Ma in Australia c’è anche un focus di politiche concentrate sullo sviluppo delle industrie creative, che attualmente contano per circa il 6% dell’economia australiana. C’è poi anche un focus di politiche – non sempre messo in atto con costanza – sul sostegno allo sviluppo culturale. Nel 1994 il programma Creative Nation ha fatto la differenza, rendendo esplicito il concetto che la politica culturale è politica economica. Negli anni 2000, la promozione culturale e le industrie creative erano per lo più sostenute dallo stato e dalle amministrazioni cittadine, con stati come Queensland o News South Wales, e città come Melbourne e Adelaide capaci di creare importanti iniziative, ancora attive.

La promozione della cultura è anche legata alla vivibilità delle città. Melbourne è stata scelta come città più vivibile al mondo dal The Economist Intelligence Unit per sette anni consecutivi, dal 2011 al 2017, mentre Sydney, Perth e Adelaide figuravano ugualmente nella top ten della classifica.

L’Australia è conosciuta in tutto il mondo per le sue industrie cinematografiche. La serie Mad Max di George Miller è celebre a livello globale, e film che vanno da “Il Grande Gatsby” fino a “Lego, il film” sono stati tutti prodotti in Australia. L’Australia è nota anche per la sua industria degli effetti speciali. La Animal Logic di Sydney è una delle più importanti case di produzione del mondo. È anche celebre per le location dei suoi film, come Broken Hill, centrale nel paesaggio di “Mad Max: Fury Road”.

L’industria dei videogiochi è anch’essa un punto di forza. Un aspetto importante in quest’ambito è la stretta collaborazione tra università, scuole di formazione e industria dei giochi per creare curricula che rispondano ai bisogni di questo settore in rapida evoluzione. I Brisbane’s Halfbrick Studios, che hanno sviluppato il gioco Fruit Ninjia, sono nati come start up da un’idea di tre laureati della Queensland University of Technology.

L’Australia ha anche saputo sviluppare veri distretti culturali nelle sue città principali. Senza dubbio carenti del ricco patrimonio storico delle città europee, le amministrazioni cittadine australiane si sono organizzate per creare spazi urbani che uniscano istituzioni culturali, luoghi ricreativi, e business in aree attrattive del centro. Melbourne’s Federation Square, Brisbane’s Southbank e Hobart’s Museum of Old and New Art (MONA) sono stati tutti progetti pioneristici.

Questa economia creativa in fibrillazione presenta anche le sue sfide. Le città creative sono diventate estremamente care: i prezzi delle case di Sydney e Melbourne sono tra i più alti al mondo. Questo minaccia i nuovi business creative e scoraggia l’assunzione di rischi. Il multiculturalismo australiano è osteggiato da movimenti populisti anti-immigrazione come il One Nation Party di Pauline Hanson.

Il rischio più grande, comunque, è la negligenza politica. Si è manifestata una tendenza a invischiare le arti e le industrie creative in controproducenti “guerre di cultura”, con la rete radiotelevisiva nazionale, la Australian Broadcasting Corporation, a rischio di diventare una sorta di football politico. La sfida è superare sterili scontri politici e identificare i modi in cui le industrie creative possano alimentare la crescente industria digitale. Con la sua storia, cultura e prossimità alle economie in rapida crescita dell’Asia, il business creativo dell’Australia ha grandi opportunità.


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