leducazione pornografica

Sei mamma? Niente porno: via i figli!

Dice che se tornasse indietro non lo farebbe più, che ha sbagliato, ma che era disperata, senza lavoro, senza un euro in tasca e con i debiti da pagare. Ha girato un film porno e le hanno tolto i due figli, di 14 e 16 anni, per indegnità. E quella pellicola hard è diventata un fenomeno virale sul web, con i richiami un po’ scontati e un po’ ridicoli alla casalinga di Brescia e alla maestra vogliosa, e non sono servite a niente istanze e denunce per farla levare da internet. Ci sono meccanismi e bolle che quando partono non si fermano più. Lei è una signora di piacevole aspetto.

Ha 46 anni, ma non li dimostra. Si dice così, però questa volta è vero. Bellezza latina, capelli lisci, appena formosa, sguardo intenso. Il nome d’arte gliel’hanno trovato «gli artisti» della produzione, un regista tuttofare e un attore in rampa di lancio, Daiana Mori, pescato magari su qualche profilo Instagram o Facebook di qualche ignara spagnola, che se lo viene a sapere non sarà proprio contenta. La casalinga, poveretta, ha già i suoi problemi. La sua carriera è durata il tempo di quel film e forse era già finita ancora prima del 22 dicembre 2016, quando i carabinieri suonarono alla porta per toglierle i figli. «Ho chiesto chi era e quando ho aperto, loro mi hanno solo detto: questa è l’istanza del Tribunale dei minori, lei deve lasciare la casa e i suoi figli».

Il capolavoro fatto in casa della maestra frustrata, portata sullo schermo dalla casalinga vogliosa, che nelle prime riprese si aggira bella bella, tacchi 12 e tutto il resto, davanti alla scuola materna Chizzolini di Ospitaletto, provocando subito le prime scandalizzate proteste dei notabili di zona, stava già facendo il giro della città: il problema è che lei l’avevano riconosciuta in tanti, e fra questi pure l’ex marito, che al momento della separazione le aveva lasciato l’appartamento perché lei ci vivesse con i figli.

Al momento della visione, invece, era corso dal giudice dei minori che non aveva faticato a capire le sue ragioni e anzi non aveva avuto nessuna esitazione ad accogliere la sua denuncia: «Quelle scene sono state girate nella nostra camera da letto». Nell’istanza che i carabinieri le consegnano, il magistrato Laura D’Urbino annota che «l’uso della casa coniugale per girare filmati pornografici rappresenta un pregiudizio gravissimo per la dignità morale dei ragazzi e ne compromette l’equilibrio psicofisico, tanto da potersi definire come maltrattamento». Queste righe sono così pesanti che lei oltre a presentare ricorso, si rivolge persino alle Iene, Italiauno, accompagnata da un’amica, con il volto coperto da una maschera tentando invano di farsi perdonare.

Ancora adesso cerca di spiegare la situazione, perché dice che ha sbagliato, è vero, «ma ero proprio disperata e non sapevo dove battere la testa. Io non sono una prostituta. Ho lavorato ventidue anni in un’azienda che ora ha chiuso e mi sono trovata con due figli da mantenere senza più un posto fisso e con qualche cosetta in nero quando capitava per tirare avanti. L’estate scorsa mi sono vista recapitare una bolletta da 300 euro e una cartella esattoriale da 600. Non sapevo più dove battere la testa. Mio marito mi ha sempre versato raramente gli alimenti e io non sapevo proprio come fare a tirar fuori quei soldi. Mi hanno fatto questa proposta e ho detto di sì. Ma i figli non erano a casa durante le riprese, vogliamo mica scherzare?». Guadagno? «1800 euro. Che sono serviti soltanto a pagare i debiti. È tutto registrato, tutto agli atti, ci sono le carte. L’ho fatto perché in quel momento ho pensato che non potevo fare altrimenti». E adesso? «Adesso non lo rifarei. Ma non saprei come fare».

Ha detto anche che i suoi figli hanno capito perché l’ha fatto, che non si capisce bene quanto sia una consolazione o un altro dramma. Perché in fondo, dietro all’inossidabile binomio così divertente della maestra e della casalinga, buono per tutte le stagioni e per tutti gli affamati, c’è tutta la tristezza della nostra vita quotidiana e il controsenso delle tragedie intime che fanno ridere i poveri di spirito. Semplicemente, la commedia della vita.


[Numero: 90]