leducazione pornografica

Cadono tabù e trasgressioni per gli adolescenti il problema è imparare la responsabilità

Gli adolescenti italiani, i nostri figli, sono consumatori di porno? Sì. Uno su due se leggiamo alcune ricerche (Moige), uno su sette per delle altre (Eukids), il 20 per cento secondo Il Minotauro, istituto di analisi dei codici affettivi. Dobbiamo preoccuparci, censurare, rimproverare, lanciare allarmi? Sì, ci dice la maggioranza degli esperti. No, controbatte Federico Tonioni, psichiatra, responsabile ambulatorio psicopatologia web mediatica della Fondazione policlinico Gemelli e autore di Adolescenti, alcol e droghe (Mondadori, 2015).

E così ci spiega la sua opinione controcorrente: «È la nostra fantasia l’ipertesto più audace che esista, dentro la nostra mente passano immagini da fare impallidire qualunque contenuto pornografico, noi non possiamo censurare, proibire, diminuire i contenuti della nostra testa. E neanche su internet». Vuole lanciare una provocazione? Risponde l’esperto: «No, dico sul serio. Non possiamo fare una guerra alla fantasia dei nostri figli, sarebbe perdente, essendo peraltro strettamente personale. E senza vittorie lo sarebbe anche contro Internet». Perché? Ancora Tonioni: «Non dobbiamo occuparci dei contenuti ma delle persone, dei nostri figli e sostenerli nella creazione di una sessualità sana. Ovvero sapersi godere la propria intimità tra corpo e affettività, tenendo insieme tenerezza ed eccitazione, senza sensi di colpa, poiché non c’è una lista di cose sane e di altre proibite, l’unica morale è non tradire se stessi».

La maggior parte dei commentatori mette sotto accusa la Rete e la sua accessibilità ma anche sullo strumento Tonioni ha una voce fuori dal coro: «Non c’è un pericolo porno che dal web può causare danni al benessere e allo sviluppo dei nostri figli. Oggi i ragazzi, fin dall’infanzia, imparano ad essere fruitori attivi e non contenitori passivi della Rete, hanno sviluppato una capacità critica sui contenuti, sanno distinguere e sanno come interpretate le immagini in cui possono incappare o che anche vanno a cercare: noi eravamo differenti e non possiamo applicare i nostri codici, le nostre paure, i nostri desideri ai loro».

Tutto bene allora? Non sempre. Secondo Tonioni i danni della vita in digitale esistono e vanno cercati «nella perdita della capacità di separarsi, poiché siamo sempre connessi, e di aspettare, già che arriva sempre tutto e subito. E da quel che vedo in ambulatorio e in clinica l’unica paura reale che hanno riguarda la dipendenza affettiva e l’assunzione di responsabilità verso l’altro». Le valutazioni fin qui raccolte sui consumatori di porno valgono anche per le ragazze? Sì, almeno sulla base dei risultato di una recente ricerca dell’Istituto Minotauro tra studenti di scuola media superiore e che ha usato come strumento di rilevazione questionari anonimi: la quota dei curiosi del porno è paritaria, divisa a metà tra maschi e femmine.

Che cosa porta questo dato dentro la sessualità di una adolescente? Lo chiediamo a Laura Turuani psicoterapeuta del Minotauro e autrice con Gustavo Pietropolli Charmet di «Narciso innamorato». La fine dell’amore romantico nelle relazioni tra adolescenti (Bur): «Quel che riscontro nella mia attività di clinica è una sessualità tra gli adolescenti che non è più né trasgressione né tabù. Per maschi e femmine la prima volta è sempre più una tappa da bruciare, un trofeo da condividere tra pari, una prestazione narcisistica, individuale, non di coppia neanche con il primo grande amore. Quanto però in questo nuovo modo di vivere la perdita della verginità c’entri il porno nessuno studio al momento ce lo dice. Di sicuro, posso dire che era una modalità più maschile, ora è diventata anche femminile». Effetti non previsti di una parità raggiunta.


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