[Sommario - Numero 89]
L’ora di storia
Sara Gavioli - Illustratrice e decoratrice di Carpi, dove è nata nel 1983, vive e lavora a Tolosa. Collabora con le case editrici Battello a Vapore, Orecchio Acerbo, Eli Edizioni, Loescher, Editori Internazionali Riuniti e Biancoenero.
La poesia - Mistero
Maurizio Cucchi
egitto 2017 diario di scavo

Un frammento di bottiglia racconta la sua storia: tremilacinquecento anni fa

Frammento di bottiglia, n. inv. 7283/01, trovato da Ernesto Schiaparelli nel 1905 nel villaggio di Deir el-Medina. Lo vedete nella fotografia qui sotto. Il frammento è un collo con orlo e una parte di spalla. L’orlo così come il fondo sono detti “frammenti diagnostici” perché la loro forma è caratteristica di un periodo e cambia nel tempo. Confrontando quindi la forma di questo frammento con quella di altri vasi pubblicati di cui è nota la datazione possiamo capire a che periodo risale il frammento e di conseguenza tutti gli oggetti che troviamo nello stesso strato (un deposito di terra conseguenza di un’azione naturale o compiuta dall’uomo nel corso dei secoli) e una fase del contesto di ritrovamento.

Questo frammento in particolare ha una decorazione molto caratteristica ossia la pittura azzurra con cui è rivestito. È un dettaglio importante perché il colore azzurro è usato per decorare i vasi solo durante il Nuovo Regno (1539–1076 a.C.) in particolare dal regno di Amenofi II fino a quello di Ramesse IV. La decorazione plastica sul collo che rappresenta uno stambecco è la stessa che vediamo sui vasi in metalli preziosi raffigurati sulle pareti delle tombe dello stesso periodo. Questi vasi erano donati al faraone da sovrani e alti dignitari levantini. Questo vaso dunque poteva o contenere prodotti provenienti dal Levante oppure il solo essere ispirati a vasi di tale importanza era segnale dello status del proprietario. Dall’impasto sappiamo per certo che il vaso è egiziano: lo stambecco non ci dice di più perché la “capra nubiana” vive sia in Egitto che nel Levante.

In archeologia lo studio della ceramica è fondamentale perché vasi in terracotta o frammenti di essi sono senza dubbio il materiale che maggiormente è ritrovato in tutti i siti. Un vaso risponde infatti alle esigenze di tutte le società, dalle più semplici alle più complesse, ottemperando a una notevole gamma di scopi: quotidiani o di lunga durata, domestici o cultuali. Un vaso può essere uno strumento per cucinare, per lo stoccaggio di cibi e bevande, per il consumo di alimenti, per il trasporto di beni e per svariate funzioni cultuali. Il fruitore appartiene a ogni categoria sociale, in ogni luogo e in ogni tempo.

Contenitori in ceramica sono usati sin dalla preistoria e in grandissima quantità. Il passare del tempo ha trasformato forme, decorazioni e tipi di impasto facendo di questa categoria di materiali il fondamento per la creazione di griglie cronologiche. Questo permette di datare il contesto di ritrovamento, comprendere le fasi di occupazione e fornire una datazione agli oggetti trovati nel medesimo contesto. La ceramica fu definita infatti da Williams Adams l’indizio fossile (fossil index) dell’archeologia in quanto fornisce informazioni sul tempo e lo spazio della sua produzione. Un vaso è poi innanzitutto un contenitore prodotto per rispondere ad una specifica funzione.

Comprendere questa funzione permette di capire meglio il sito dove è stato ritrovato. La funzione del vaso si comprende osservando le caratteristiche morfologiche e tecnologiche del vaso, leggendo le iscrizioni che possono trovarsi sulla sua superficie oppure analizzando il contenuto che può ancora conservare. Le pitture nelle tombe spesso raffigurano gli antichi Egizi in azioni quotidiane come lo stoccaggio di alimenti o banchetti. I vasi rappresentati sono gli stessi che troviamo nello scavo e possiamo così vedere come venivano usati.

Infine un altro approccio a questo studio è fornito dall’etnoarcheologia. Lo studio di società contemporanee che vivono in contesti ambientali e sociali simili a quelli antichi e in particolare come utilizzano i vasi o come scelgono particolari loro morfologie permette di comprendere l’uso dei contenitori più antichi.


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