[Sommario - Numero 89]
L’ora di storia
Sara Gavioli - Illustratrice e decoratrice di Carpi, dove è nata nel 1983, vive e lavora a Tolosa. Collabora con le case editrici Battello a Vapore, Orecchio Acerbo, Eli Edizioni, Loescher, Editori Internazionali Riuniti e Biancoenero.
La poesia - Mistero
Maurizio Cucchi
egitto 2017 diario di scavo

Settimana 1 - Non vediamo l’ora di riprendere

È così bello tornate a Saqqara dopo quasi due anni di assenza! Questa stagione è la seconda della cooperazione tra i musei di Torino e di Leida. La prima fu nel 2015, ma l’anno scorso abbiamo subito la stessa sorte di tante altre spedizioni: non abbiamo ricevuto dai servizi di sicurezza egiziani il permesso di proseguire il lavoro. La situazione in Egitto, dopo due rivoluzioni in quattro anni, resta incerta, e ci consideriamo molto fortunati ad aver ricevuto quest’anno il permesso. Il motivo per cui abbiamo spostato l’inizio della stagione a marzo-aprile, invece di gennaio-febbraio come al solito, è il fatto che l’11 marzo i colleghi di Torino dovevano inaugurare un’importante mostra sugli scavi italiani di inizio Novecento (Missione Egitto, 1903-1920, fino al 10 settembre). Ma ora tutti non vedono l’ora di riprendere il nostro meraviglioso lavoro a Saqqara!

Lunedì (13 marzo) io e i vicedirettori del campo Lara Weiss e Paolo Del Vesco sono volati al Cairo, e il giorno dopo abbiamo firmato il contratto per la missione di quest’anno all’ufficio del Consiglio supremo delle antichità. Abbiamo acquistato alcune attrezzature, e cenato con il nostro nuovo supervisore Piet Collet. Mercoledì abbiamo lasciato Cairo per insediarci nella nostra casa agli scavi ai piedi dell’altopiano desertico di Saqqara. Giovedì 16 un comitato di ispettori locali ha gentilmente aperto il sito, che sembrava in ordine dopo due anni di nostra assenza. Non vediamo l’ora di iniziare, sabato prossimo, quando arriveranno altri membri della squadra.

Quest’anno il nostro piano è quello di finire rapidamente con il settore sud, dove nella stagione 2015 avevano trovato i resti di altre due tombe, una del tagliapietre Samut, l’altra (tomba Y) soltanto un pozzo profondo, con un inquilino sconosciuto. Entrambe richiedono uno studio ulteriore, prima di abbandonare quella zona della necropoli. Nel frattempo vogliamo iniziare un vasto sondaggio lungo il limitare nord del sito, a nord della tomba di Maya. Speriamo di scoprire le mura di mattoni di fango di un’altra tomba del Nuovo Regno, magari in condizioni migliori di quelle a sud. Questa sezione è ricoperta da mucchi di sabbia e detriti, e potrebbe volerci parecchio prima di trovare qualcosa. Le prossime settimane saranno senz’altro molto eccitanti…


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