[Sommario - Numero 89]
L’ora di storia
Sara Gavioli - Illustratrice e decoratrice di Carpi, dove è nata nel 1983, vive e lavora a Tolosa. Collabora con le case editrici Battello a Vapore, Orecchio Acerbo, Eli Edizioni, Loescher, Editori Internazionali Riuniti e Biancoenero.
La poesia - Mistero
Maurizio Cucchi
egitto 2017 diario di scavo

Settimana 6 - Gli operai restano fino alle 16 c’è più tempo per lavorare

Dopo due giorni di “distrazione” forzata dovuta al rinnovo dei visti, questa settimana abbiamo potuto finalmente concentrarci sugli scavi. Vicino all’importante monastero copto di San Geremia ci sono strati tardo romani e bizantini: pavimenti di argilla, stuoie di canna, fosse, installazioni intonacate e strutture di pietra calcarea e mattoni di argilla scuri, che coprono la necropoli ramesside e del Tardo Periodo. Le grandi fosse, scavate nei periodi successivi in cerca di materiali edili o presunti tesori, oggi ci permettono di sbirciare sotto, una volta svuotate. Seguendo le orme degli scavatori dell’antichità e del XIX secolo, possiamo raggiungere un pozzo funerario ben conservato, probabilmente di una struttura ramesside ancora da scoprire, e i resti di una cappella di pietra calcarea, molto più grande della prima. Nelle iscrizioni si riescono a leggere almeno due nomi femminili: Ranury e Ray.

Abbiamo proseguito a rimuovere strati del periodo copto: la spessa coltre di sabbia gialla portata dal vento nascondeva una bara di legno, bellissima ma rovinata. Probabilmente era stata estratta attraverso uno dei pozzi dai ladri, e abbandonata al tempo e alle intemperie. La parte superiore del coperchio non c’era più, e nemmeno la testa e il tronco del corpo, tranne le due scapole e qualche vertebra. Dal bacino ai piedi lo scheletro era invece intatto e bendato. Chiaramente i ladri erano a caccia degli amuleti nascosti nella bara.

Ci chiedono spesso come si svolge la giornata tipo a Saqqara. In realtà, il nostro programma è cambiato drasticamente rispetto alle stagioni precedenti a causa dei nuovi regolamenti di sicurezza egiziani. Non possiamo più portare ossa e vasellame alla “casa degli scavi”. All’inizio sembrava difficile, ma in pochi giorni ci siamo abituati e oggi siamo contenti. Invece di correre per fare tutto entro le 13.30, quando gli operai se ne vanno e il sito veniva chiuso, ora tutti i membri della squadra e l’ispettore possono rimanere fino alle 16.

Perfino la nostra esperta di ceramiche Barbara, per quanto scontenta di non poter fare tutti i disegni che avrebbe voluto, riconosce i vantaggi del nuovo sistema, che le permette di lavorare la sera sulle sue pubblicazioni. Non dobbiamo scendere alla casa agli scavi per il pranzo, il nostro cuoco Atef ora ci porta una borsa frigorifero piena di panini, biscotti, spremute e frutta. Ovviamente non possiamo vivere solo di panini, perciò abbiamo anticipato la cena dalle 19:30 alle 18:30, dandoci più tempo per digerire e usare la sera per completare la documentazione del giorno.


[Numero: 89]