leggete e moltiplicatevi

Il libro di carta è come la bicicletta ce lo dicono i lettori di Cina e India

Si può dire che Harry Potter sia stato un punto di svolta nel modo di avvicinare i lettori a un libro?

«Sì e no. No, perché il successo si deve al 99 per cento alla storia in se stessa scritta da Jo Rowling. I ragazzini lo consigliavano ai compagni. È stato una sorta di “marketing da ora di ricreazione”, un passaparola da giardinetti».

E l’altro 1 per cento?

«È quello che abbiamo aggiunto noi come Bloomsbury. E mi riferisco al lancio stampa. Agli eventi, come il treno a vapore con cui Jo Rowling ha girato l’Inghilterra. O alle giornate con tema Harry Potter nei castelli».

Anche la segretezza maniacale con cui avete protetto l’uscita di ogni volume della saga faceva parte di una strategia di marketing?

«Non è stata una “strategia della negazione” per aumentare l’attesa. La segretezza è nata dalla necessità di non rovinare la storia a chi non l’aveva ancora letta. Non è stato facile. Siamo stati costretti a distribuire 11 milioni di copie in 82 paesi nell’arco di 48 ore e poi tenerli sotto chiave e farli uscire tutti alla stessa ora».

Non si era mai visto niente di simile prima.

«Sì, in questo senso è stato un punto di svolta. Per la scala di grandezza dell’evento. Le racconto questo episodio: qui in Inghilterra c’erano state polemiche perché i ragazzini saltavano scuola per accaparrarsi la prima copia. Così con Il prigioniero di Azkaban abbiamo spostato l’orario di uscita alle 3.45. Il giorno dopo il Daily Telegraph sparava in prima pagina: ore 3.37, tutti in coda per HP. È lì che mi sono detto: è fatta».

Che cosa le ha insegnato pubblicare Harry Potter?

«Mi ha ricordato che lavoro emozionante è fare l’editore. Ogni cosa che già sapevamo è stato testata all’estremo da questo successo planetario».

I ragazzini oggi possono trovare storie ovunque: Netflix, videogames, manga. Perché dovrebbero comprare un libro?

«Io non so dirle perché, ma i libri per ragazzi stanno conoscendo un vero boom. In fondo anche tutti gli altri media citati sono fatti di azione, trama, personaggi. E il boom non è solo da noi a Bloomsbury, dove per esempio un’autrice come Sarah J. Mass ha venduto 4,5 milioni di copie».

Voi pubblicate 2.300 titoli l’anno. Una media di 6 al giorno. Non sono troppi?

«Sembrano tanti detti così, ma la maggior parte, circa 1.500, sono libri di accademici per le Università. Poche copie e molto specialistiche. La nostra identità rimane legata alla letteratura di qualità per adulti e per ragazzi».

Amazon ha aperto la prima libreria. Lei pensa che sia iniziata la rivincita della carta?

«Sì e no. Le cifre parlano di un declino degli e-book, tra il 4 e 5 per cento. Ma per capire cosa accade bisogna guardare ai grandi mercati come Cina e India. E il libro di carta resiste. Come la bicicletta, un mezzo di trasporto che ha continuato a prosperare anche nell’era delle auto».

Lei legge su carta o su Kindle?

«Libri stampati. E manoscritti su fogli A4, anche se potrei trasferire i file su un e-reader».

È più importante una buona recensione su un giornale o una buona campagna sui social media?

«Entrambi molto importanti. Varia da libro a libro. Abbiamo un sacco di gente che lavora su entrambi i fronti».

Oggi molti editori pubblicano libri di YouTubers o personaggi di Fb solo perché hanno molti followers. Che ne pensa?

«Non sono cose che ci interessano. Noi non li pubblichiamo».

Ha sul tavolo due manoscritti: uno è un bel romanzo letterario del quale però sa che venderà poche copie. L’altro un potenziale successo commerciale. Ne può scegliere solo uno, quale?

«Probabilmente il primo. La nostra missione è pubblicare opere di eccellenza. Siamo una casa editrice letteraria, non commerciale. Ma per fortuna abbiamo molti libri che definirei “blockbuster letterari”».

Cosa sta leggendo?

«Due cose. L’ultimo giallo di Donna Leon, autrice americana di una serie ambientata a Venezia con protagonista il commissario Guido Brunetti. Purtroppo non è pubblicata in Italia, perché parla di corruzione e di inquinamento chimico in Laguna e da quanto so non vuole offendere gli italiani».

La seconda?

«È un libro nostro: Everybody Lies (Tutti dicono bugie) di Seth Stephens-Davidowitz, che spiega perché tutti mentono e l’unico che sa la verità su chi siamo è Google, attraverso le nostre ricerche».

Una lettura estiva che consiglierebbe a un amico?

«La mia autrice Sarah J. Mass, che è adatta anche agli adulti. E un classico: Addio alle armi di Ernest Hemingway».


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