1917 2017 le inutili stragi

La Chiesa in guerra: “romper le corna all’indomita bestia”

Un giorno di maggio del 1571, “Nostro Signore”, come modestamente si faceva chiamare il papa a quell’epoca, convocò i cardinali per un concistorio straordinario. L’occasione era più unica che rara: le due grandi potenze cattoliche del Mediterraneo, Venezia e la Spagna, di solito amiche come cane e gatto, avevano accondisceso ad allearsi per far guerra alla terza grande potenza, l’impero ottomano. La Santa Lega era firmata e il papa ne dava l’annuncio ai cardinali e al mondo, in termini entusiastici: la sorte dell’«impio tiranno», ovvero il sultano Selim II, era segnata, e per volontà di Dio la flotta cristiana era pronta «a romper le corna a così indomita bestia».

Il papa era Pio V, al secolo Michele Ghislieri, che qualcuno si ostina a definire il primo papa piemontese, perché era nato a Bosco Marengo presso Alessandria; peccato che all’epoca Alessandria non fosse piemontese per nulla, era una città della Lombardia spagnola, sicché alla fine dei conti il primo papa piemontese è l’argentino Bergoglio. Difficile immaginare due caratteri più antitetici, e non solo perché papa Francesco è un gesuita mentre papa Pio era un frate domenicano. Nel 2016 Francesco ha presenziato ai festeggiamenti per i 500 anni di Lutero dichiarando, con espressione tipicamente luterana, che la Chiesa è «semper reformanda» e che perciò la Riforma non è stata un male; nel 1571 Pio V discusse con i cardinali se una notizia così meravigliosa come quella dell’imminente guerra contro il Turco dovesse essere comunicata, oltre che ai sovrani cattolici, «etiam ad principes haereticorum», cioè ai sovrani protestanti; ma si trovarono d’accordo che sarebbe stato un po’ troppo, e che la sola idea di parlare con gli eretici «era anathema».

Non stupisce che rispetto alla Chiesa cattolica d’oggi, pacifista ad oltranza, Pio V avesse verso la guerra un atteggiamento del tutto diverso. Nel 1570, scomunicando la regina Elisabetta, dichiarò che Dio costituisce il pontefice romano «unico sovrano di tutti i popoli e di tutti i regni, affinchè sradichi, distrugga, dissolva, disperda» i nemici della fede, siano eretici o infedeli; e a questo programma intendeva tenersi fedele. Il viaggio della flotta cristiana diretta verso le acque di Lepanto venne seguito dal vecchio pontefice (aveva ormai 67 anni, che all’epoca erano molti, e i ritratti lo raffigurano come un vegliardo grinzoso, con una gran barba canuta, con l’entusiasmo di chi è rimasto a terra solo perché proprio non poteva fare altrimenti, ma avrebbe voluto trovarsi a bordo delle galere di don Giovanni d’Austria e magari impugnare l’archibugio. Don Luis de Requesens, uno dei comandanti spagnoli, raccontò che il papa scriveva all’ammiraglio «raccomandandogli molto che nelle galere si viva cristianamente e virtuosamente, che non si giochi né si bestemmi», e intromettendosi nella gestione della flotta: suggeriva che si dedicasse la mattina alla preghiera, e il pomeriggio all’addestramento. «Insomma dà molti consigli che Sua Santità deve aver dato ai suoi frati quando era priore di Vigevano, e che sarebbe bello se si potessero eseguire nelle galere o altrove. Qui faremo quel che potremo», concludeva sardonico il vecchio soldato. Ma dopo quel lontano primo incarico di priore di S. Domenico a Vigevano, su cui ironizzava don Luis, il frate di Bosco Marengo aveva fatto una bella carriera.

Inquisitore prima in provincia, poi a Milano, era stato per otto anni a capo dell’Inquisizione romana, e di quel mestiere aveva conservato il sacro zelo: sotto il suo pontificato furono giustiziati e poi bruciati gli umanisti Pietro Carnesecchi e Aonio Paleario, vennero sterminati i valdesi di Calabria e rinchiusi nel ghetto gli ebrei di Roma. Fece in tempo a festeggiare la vittoria di Lepanto come una grazia della Madonna, e pochi mesi dopo morì; non seppe mai che la carneficina era stata inutile e che quella guerra alla fine l’avrebbe vinta il sultano. Prima di morire però, sia detto a suo onore, respinse la proposta veneziana di ammazzare in segreto tutti gli ufficiali e i tecnici turchi caduti prigionieri, per evitare che fossero riscattati e potessero aiutare a ricostruire la flotta ottomana. Pio V visse in un secolo di ferro e non dipese solo da lui se la sua idea dei doveri di un papa era così diversa da quella che ci facciamo oggi.


[Numero: 87]