E se le leggi le facessero le donne

Dopo il pasticcio dei maschi Brexit è un affare di donne

La Brexit è diventata un affare di donne. Loro malgrado, bisogna dire. Perché il pasticcio l’hanno fatto uomini poco lungimiranti come l’ex premier David Cameron e l’ex capo dei nazionalisti Nigel Farage. Entrambi ex, perché si sono dimessi lasciando la nazione il mezzo al guado.

Quindi adesso tocca a Theresa May, 61 anni, che si è autodefinita “dannatamente difficile”, ma si è rivelata ben peggio. Fredda, distante, zero empatia, si è guadagnata il nomignolo di Maybot, cioè May+Robot. Nell’anno a Downing Street la sua popolarità è diminuita alla stessa velocità con cui è salita quella del leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn. Sonoramente sconfitta alle elezioni, ha bisogno di altre due donne per rimanere al potere.

Una è Ruth Davidson, 38 anni, detta la Regina degli Scozzesi: mentre i conservatori perdevano consensi in tutto il paese, lei è riuscita a passare da 1 a 13 seggi. Senza il suo aiuto la May non avrebbe più neppure la maggioranza relativa in Parlamento. In ascesa e molto amata, si è parlato di lei come possibile leader dopo la May. Gay dichiarata, vive con una signora nordirlandese che vorrebbe sposare. Se non fosse che l’Irlanda del Nord è l’unica nazione del Regno dove il matrimonio omosessuale è ancora vietato. E si dà il caso che la May abbia appena stretto un accordo con l’altra donna in questione, Arlene Foster, 46 anni, leader degli unionisti nordirlandesi (anti aborto, anti gay, anti Darwin), per avere l’appoggio esterno dei suoi 10 deputati.

Donna (per la prima volta) è anche la premier scozzese: Nicola Sturgeon, 46 anni, leader del Partito nazionalista scozzese, strenua sostenitrice dell’indipendenza da Londra e anche della permanenza della Scozia nell’Unione Europea. E donna è pure Gina Miller, 51 anni, immigrata di colore, ricca donna d’affari che ha sfidato la Brexit in tribunale, ha vinto e ha ottenuto un voto del Parlamento per avviare l’iter. Ha fondato il movimento Best for Britain, e sentiremo ancora parlare di lei (la chiamano la Macron inglese).

Infine la regina, che in questo guazzabuglio rimane una certezza e la guida morale del paese. A stringere mani tra i superstiti dopo il rogo alla Grenfell Tower, Elisabetta II è la grande madre silenziosa della nazione. Non parla, ma i suoi gesti non vengono mai a caso. Nella Brexit non ha un potere reale, ma quando indossa il cappellino blu con le stelle gialle (come la bandiera della Ue) per inaugurare il nuovo Parlamento, manda un messaggio forte e chiaro.


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