e se le leggi le facessero le donne

Donne d’Irlanda, scalate la montagna della libertà!

Grandi possibilità riposano nelle mani e nel cuore delle giovani donne d’Irlanda; grandi possibilità davvero e grandi responsabilità. Poiché, se siete nate donne, siete anche nate irlandesi, con tutte le difficoltà e le responsabilità che le due condizioni comportano. Potete eluderle o negarle, ma esistono, e un giorno, come donna e come irlandese, dovrete domandarvi che vita avete fatto e in che modo vi siete rese utili al vostro sesso e alla vostra nazione.

I doni più grandi che una giovane donna d’Irlanda possa portare con sé nella vita pubblica sono gli ideali e i princìpi. Gli ideali, che altro non sono se non la Visione Nazionale, le raffigureranno la nazione gloriosa e libera, non più disonore per i suoi figli; e i princìpi le infonderanno forza e coraggio: la dura e paziente fatica del lavoratore, la brillante ispirazione del leader.

Le donne, essendosi fino a poco tempo fa tenute lontane dalla politica, dovrebbero essere in grado di avere una visione della situazione politica più incisiva di quella maschile. Poiché un uomo, sin da quando è un ragazzo, è più o meno in sintonia con la politica, e si trova incollata addosso l’etichetta di un partito molto prima di capire bene cosa significhi in pratica.

Sappiamo tutti che quando ci avviciniamo a una roccia o a una cascata perdiamo di vista l’effetto complessivo della montagna, di cui esse non sono che una piccola porzione; e con la politica accade la stessa cosa. Gli uomini sono per tutta la vita così occupati a esaminare da vicino, dall’angusta prospettiva partitica, tutte le Leggi “attinenti dall’Irlanda” (che tutti i partiti delle due camere del Parlamento britannico sottopongono loro costantemente perché vi si azzuffino e accapiglino) che spesso perdono di vista la loro “montagna” e dimenticano che così come il maggiore contiene il minore e la montagna contiene rocce e cascate, così la nazionalità perduta del loro paese contiene le leggi sul commercio e quelle legate alla classe o al genere.

Ed ecco una buona occasione per le nostre donne. Facciamo in modo che esse rammentino ai loro uomini che il primo dovere è di esaminare ogni legislazione proposta non secondo l’angolatura partitica, non secondo la prospettiva del genere o della classe di appartenenza, o dello scambio commerciale, ma solo e semplicemente secondo la prospettiva della Nazione. Facciamo in modo che imparino a essere uomini di stato e non semplici politici. Facciamo in modo che essi valutino se la loro azione conseguente contribuisce o ostacola la lotta nazionale per l’indipendenza e nient’altro, poi facciamo sì che agiscano di conseguenza.

Affrontando la mia analogia da altro punto di vista, così come poche pietre e pochi secchi d’acqua, benché certamente migliorino il giardino, non sono che un pallido sostituto della nostra grande e misteriosa montagna, così queste striminzite Leggi, benché migliorino le condizioni della nostra gente, nel migliore dei casi non sono altro che un pallido sostituto della libertà nazionale, che nel frattempo è stata accantonata e quasi dimenticata. Ebbene, facciamo in modo che le nostre donne si facciano avanti con la determinazione necessaria a ottenere la montagna; non dobbiamo accontentarci di comprare o rubare porzioni di roccia o secchi d’acqua.


[Numero: 86]