E se le leggi le facessero le donne

Christine Lagarde la fermezza

Forse c’è qualcos’altro dietro l’«abbiamo bisogno di adulti nella stanza» che Christine Lagarde, prima donna a dirigere il Fondo monetario internazionale, pronunciò esasperata nel momento più teso della crisi greca, giugno 2015. Poteva essere un modo per dire «non fate troppo i maschi» senza usare un linguaggio femminista.

In quel negoziato si svolse un prolungato «game of chicken» (a chi si mette paura prima) simile a quello del film del 1955 con James Dean, Gioventù bruciata: un gioco che attrae i giovani maschi immaturi, pur se a vincerlo fu alla fine un settantenne in sedia a rotelle, il ministro tedesco Wolfgang Schäuble.

L’allora ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis si era mascolinamente intestardito nell’azzardo senza rendersi conto che avviare una uscita della Grecia dall’euro non era la minaccia risolutiva, era invece un esito che il suo avversario favoriva; mentre il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem si metteva in mostra facendo il duro senza dare contributi precisi.

Per Christine Lagarde invece la fermezza non ha bisogno di pose teatrali o di parole grosse; e rialzare di continuo la posta non giova al risultato. Diverso è il suo modo di farsi ascoltare in un mondo dove, ha detto di recente, «nelle riunioni quando prende la parola una donna accade spesso che i maschi si immergano nelle loro carte, oppure guardino distratti il pavimento».

Borghese parigina, una brillante carriera di avvocato negli Usa, ricorda di aver incontrato ostacoli quando i due figli erano piccoli, perché rivendicava mezza giornata in più da passare con loro. In un Fmi che aveva già cominciato a distaccarsi dalla astratta freddezza degli anni pre-crisi, ha portato una attenzione precisa a far lavorare di più le donne e a pagarle quanto gli uomini quando lavorano.


[Numero: 86]