E se le leggi le facessero le donne

Anne Berner la creatività

Anne Catherine Berner ha dovuto scegliere tra la vita privata e quella pubblica. La prima le consentiva di guardare il mondo da fuori e di lamentarsi. La seconda l’avrebbe precipitata nella stanza dei bottoni. Dove sei tu che decidi, ma è il mondo che si lamenta di te. «Ho scelto la seconda». Nata a Helsinki da una famiglia svizzera, doppio passaporto, dopo aver diretto l’azienda di casa (interior design) portando i dipendenti da 10 a 140 ed essere stata nominata donna d’affari del suo paese nel 2006 e «uomo» d’affari del suo paese nel 2009, oggi è la ministra finlandese dei trasporti. Mentre il suo governo (di centrodestra) traballa, lei, solida come una roccia, ha fatto due cose. È diventata il punto di riferimento della battaglia contro il pil come misura della crescita e ha reinventato i trasporti locali puntando su deregulation, sharing economy e algoritmi. Il pil non funziona più. Anzi è dannoso, dice Berner. Misura la quantità dei prodotti, ma non la qualità. E non tiene conto dei disastri che crea: all’ambiente (emissioni di CO2 e climate change) e alle persone (impoverimento dei salari, distacco dalla politica, disoccupazione). Obiezione: senza pil non c’è economia. Falso, replica lei. Che porta ad esempio il suo sistema dei trasporti basato sugli open data. Chiunque sia dotato di una patente, di un sistema di pagamento e di una fedina penale pulita può partecipare al trasporto pubblico di cose e di persone. Il mercato tradizionale è morto. Viva il nuovo mercato degli algoritmi, pulito e a misura d’uomo. Una follia? «No. Io amo il pensiero creativo, ma solo se porta risultati». Guida una rivoluzione. Ma è una di quelle rare rivoluzionarie che vogliono cambiare il mondo lasciando però le istruzioni.


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